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I bombardamenti russi in Siria avrebbero ucciso più di 200 civili

La denuncia è stata fatta da Amnesty International che ha raccolto prove dell'utilizzo di bombe a grappolo in violazione del diritto umanitario

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La Russia potrebbe aver commesso dei crimini di guerra in Siria a causa dell’elevato numero di civili vittime dei bombardamenti russi. A dare la notizia è stata l’organizzazione non governativa Amnesty international che mercoledì 23 dicembre ha presentato un rapporto con le prove che dimostrerebbero che i raid aerei russi avrebbero violato il diritto umanitario.

“Gli attacchi aerei russi in Siria hanno ucciso centinaia di civili e hanno causato la distruzione di estese zone residenziali, colpendo abitazioni, una moschea e un affollato mercato, come anche strutture sanitarie, in (…) attacchi che sono prova di violazioni del diritto umanitario internazionale”, ha scritto Amnesty international nel suo rapporto.

In particolare il rapporto di Amnesty international ha evidenziato che ci sono state numerose segnalazioni di bombe a grappolo nelle aree colpite dai bombardamenti russi.

Le munizioni a grappolo, per loro natura, colpiscono indiscriminatamente e spesso lasciano piccole bombe inesplose sul terreno che possono uccidere o mutilare i civili molto dopo la fine dei combattimenti.

La relazione di Amnesty international si è concentrata su sei attacchi condotti nelle province di Homs, Idlib e Aleppo tra il 30 settembre, quando la Russia ha iniziato i bombardamenti, e novembre dove sarebbero rimasti uccisi almeno 200 civili.

“Alcuni attacchi aerei russi sembrano avere colpito direttamente i civili, o obiettivi civili, colpendo zone residenziali senza che ci fossero evidenti obiettivi militari, sono state colpite persino strutture mediche, causando la morte e il ferimento di civili”, ha dichiarato Philip Luther, direttore della sezione Medio Oriente e Nord Africa di Amnesty international. “Tali attacchi potrebbero essere considerati come crimini di guerra”, ha aggiunto Luther.

Amnesty international ha documentato l’utilizzo di munizioni a grappolo da parte della Russia in almeno 20 occasioni.

Lunedì 21 dicembre era stato chiesto dai cronisti al portavoce del presidente russo Vladimir Putin, Dmitry Peskov, se la Russia stesse usando bombe a grappolo in Siria. Pterov aveva risposto: “la Russia sta conducendo le operazioni in stretta conformità con i principi e le norme del diritto internazionale, comprese le sezioni del diritto internazionale che regolano l’impiego e il divieto di utilizzo di alcuni tipi di armi”, aveva detto ai giornalisti Peskov.

Dall’inizio delle operazioni in Siria il 30 settembre 2015, la Russia ha sempre sostenuto che i suoi attacchi aerei fossero diretti contro il sedicente Stato islamico e altri gruppi considerati “terroristi”, ma in numerose occasioni funzionari occidentali e ribelli siriani hanno riferito che la maggior parte degli attacchi si sono finora concentrati sul centro-nord della Siria, dove l’Isis non ha una forte presenza.