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Il fotografo dell’anno secondo il Guardian

Yannis Behrakis si è aggiudicato l'onorificenza per i suoi scatti riguardanti la crisi greca e l'emergenza migranti

Immagine di copertina

Il fotoreporter dell’agenzia internazionale Reuters Yannis Behrakis è stato premiato dal quotidiano britannico The Guardian come fotografo dell’anno 2015 per i suoi reportage sui migranti e per gli scatti raccolti durante il primo periodo dell’insediamento del premier greco Alexis Tsipras.

Behrakis racconta che ha seguito l’arrivo dei migranti in Europa per 25 anni, ma nel 2015, per la prima volta, ha potuto osservare da vicino un flusso di persone tanto consistente proprio nel suo paese – la Grecia.

“La cosa più facile, quest’anno, è stato fotografare. Il problema più grosso, invece, è stato il coinvolgimento emotivo – racconta parlando dei frequenti sbarchi di persone che si avvicinavano alle coste greche con gommoni di fortuna – Era triste per me veder succedere la stessa cosa ancora e ancora”.

La giornata lavorativa di Behrakis e di tutti coloro che come lui hanno seguito l’arrivo dei migranti nell’estate del 2015,  iniziava alle 6.30 di mattina e terminava poco prima della mezzanotte. L’unica pausa era a metà giornata, quando il sole troppo forte impediva ai migranti di avventurarsi in mare sfidando il caldo.

A Lesbo, durante l’ennesimo sbarco, il fotografo ha rivisto un uomo incontrato mentre si trovava per lavoro al confine tra Turchia e Siria, per raccontare della fuga dei profughi curdi dalla città di Kobane. Il migrante lo ha fermato, si è fatto riconoscere e con gioia ha urlato verso di lui: “Hai visto? Ce l’ho fatta, ce l’ho fatta”.

“Un giorno stavo fotografando una zattera quando ho notato un movimento nell’acqua. Ho pensato che qualcuno fosse saltato in mare dall’imbarcazione. Ho messo a fuoco col teleobbiettivo e ho visto una pinna. Un delfino stava saltando di fronte alla barca. È stato un momento magico. Sembrava che l’animale stesse facendo strada ai migranti, dando loro il benvenuto”. 

Il fotografo, oltre a rimanere sulla costa per testimoniare l’arrivo dei migranti in Grecia, ha lavorato anche al confine con la Macedonia, per raccontare la situazione di coloro che non riuscivano a proseguire il proprio viaggio a causa dei blocchi al confine.

“Nessuno si aspettava che ne arrivassero così tanti. La maggior parte dei greci porta in sé sangue di immigrati e i locali hanno capito subito che queste persone volevano solo usare la Grecia come passaggio per andare più a nord”, ha dichiarato al Guardian, chiarendo come i greci incontrati da lui non temessero che i migranti si fermassero in un paese in crisi per rubare il poco lavoro rimasto.

Quest’anno il fotografo ha anche coperto la crisi greca e i primi mesi di insediamento del leader del partito Syriza Alexis Tsipras come premier greco.

Behrakis ha sottolineato la difficoltà di raccontare per lavoro i problemi e la crisi del proprio paese, mentre parenti e amici soffrivano e soffrono tutt’ora, proprio come le persone impresse negli scatti diffusi sui giornali. 

Le settimane in cui si è parlato maggiormente della crisi economica sui media esteri sono state per Behrakis un vero incubo.

L’uomo, dopo aver ricevuto l’onorificenza di fotografo del 2015 dal Guardian ha però anche sottolineato gli aspetti positivi del proprio lavoro.

“La fotografia può lasciare le persone senza parole grazie al proprio potere e alla propria bellezza. Può mandare un messaggio a chi osserva. Può far sentire le persone in colpa e può convincerle a donare denaro per una giusta causa. E può portare a pensarci due volte, prima di premere un grilletto”.