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Il Nepal è un paese in ginocchio

Il Nepal è il quinto paese al mondo in crisi umanitaria a causa del terremoto avvenuto lo scorso 25 aprile e del blocco frontaliero al confine con l'India

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Il terremoto dello scorso 25 aprile in Nepal ha raggiunto i 7,8 punti della scala Richter, causando quasi 9mila morti e la distruzione dell’intero paese. A 40 giorni dalla scossa, il 4 giugno, sono state riaperte le scuole e rese nuovamente agibili le strade. Ai sopravvissuti rimasti senza casa è stato garantito un tetto nei displacement centres, i centri d’accoglienza allestiti appositamente da alcune organizzazioni internazionali.   

Secondo la Commissione per la pianificazione nazionale del Nepal, sono circa 600mila le famiglie rimaste senza abitazione a causa del terremoto e delle frane che hanno successivamente colpito le zone rurali del paese.

La ricostruzione delle aree colpite dal sisma, iniziata poco dopo il terremoto, ha subito uno stop lo scorso 23 giugno, quando alcuni abitanti della zona di Madhesh, nel sud del Nepal, hanno messo in atto una protesta contro l’approvazione della nuova carta costituzionale del paese. 

I manifestanti madhesi hanno bloccato le frontiere tra India e Nepal limitando il rifornimento di petrolio, gas, beni alimentari e medicinali. Il 60 per cento dei farmaci è importato dall’India.

In riferimento alla chiusura dei confini, il governo del Nepal ha accusato il governo indiano di avere imposto un embargo, aggravando la situazione di un paese già messo in rovina dagli effetti della scossa sismica. Tuttavia, l’India ha negato ogni responsabilità nei confronti del blocco frontaliero, attribuendola invece alla popolazione di Madhesh.

Le conseguenze della chiusura sono disastrose: il prezzo dei beni alimentari è cresciuto vertiginosamente, il gasolio è diventato una risorsa rara e costosissima e le file per il rifornimento sono interminabili. La popolazione nepalese è costretta a utilizzare la legna in cucina poiché il gas è praticamente introvabile. Il costo del legname è in aumento e il suo utilizzo sempre più frequente rappresenta un incentivo per le azioni di disboscamento, se pur illegali. Il servizio medico è in crisi poiché la disponibilità di farmaci diminuisce ogni giorno e non c’è carburante a sufficienza per far circolare le ambulanze. Effetto diretto di questa carenza è la formazione progressiva di un mercato nero attraverso cui vengono procurate le risorse mancanti. 

La situazione peggiora man mano che ci si allontana dai confini di Kathmandu, la capitale del Nepal.

Durante la mia esperienza nei centri di accoglienza di Rasuwa, ho appreso che alcune organizzazioni internazionali non governative come Cordaid, ASIA, Giz, ACF e Spanish Red Cross si occupano di distribuire beni di prima necessità, coperte e lastre ondulate di metallo per costruire rifugi temporanei ai sopravvissuti dei 14 distretti più colpiti dal terremoto.

Gli abitanti del distretto di Rasuwa, dopo aver perso le proprie case e i familiari a causa del terremoto, sono costretti a lottare per procurarsi i beni necessari per la sopravvivenza. Lo riferisce Yeshe, amministratore del displacement centre della zona, durante la mia visita. 

Negli altri centri dove sono stato, la situazione non è migliore. Tsultrim, la preside della scuola di Manasarovar – che funge da asilo e istruzione elementare per i bambini bisognosi nelle zone di Boudha e Kathmandu – è costretta a cucinare il pranzo per circa 400 studenti servendosi di legna, all’aperto. La mancanza di gas rende impossibile il riscaldamento delle aule l’arrivo dell’inverno comporta il problema di proteggersi dal freddo. Il timore della preside Tsultrim è che la crisi del Nepal diventi anche causa di una chiusura imminente della scuola. 

Studenti e imprenditori hanno manifestato più volte per protestare contro il blocco frontaliero che, tra le altre, ostacola anche l’arrivo degli aiuti internazionali. Le iniziative, tuttavia, sono quotidianamente accompagnate da arresti a opera della polizia locale e la ricostruzione del paese procede sempre più lentamente a causa della difficoltà di reperire i materiali di costruzione a un prezzo accessibile.



Il Nepal è il quinto paese al mondo in grave crisi umanitaria, secondo quanto riportato dalle Nazioni Unite.