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Com’è andato il quinto dibattito dei Repubblicani in corsa per la Casa Bianca

La discussione si è concentrata sul tema del terrorismo. Secondo i media internazionali, tutti i candidati si sono opposti a Donald Trump

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Nella sera di martedì 15 dicembre si è tenuto a Las Vegas in diretta televisiva il quinto dibattito tra i candidati repubblicani alle presidenziali degli Stati Uniti. 

Si è trattato del primo scontro politico nella corsa per la Casa Bianca dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre e l’attacco a San Bernardino, in California, al centro per disabili.

Il tema del terrorismo è stato al centro del dibattito della serata, che secondo la stampa internazionale ha visto contrapporsi i diversi candidati a Donald Trump, il favorito tra i repubblicani nei sondaggi.

L’affermazione chiave di Trump riguardo una possibile soluzione per fermare l’accesso degli estremisti islamici nel paese ha scatenato la risposta anche del premio Nobel per la pace Malala Yousafzai.

La diciottenne pakistana, rimasta ferita nel 2012 in un attentato dei Taliban dopo che aveva dato il via a una battaglia per il diritto allo studio delle donne nel suo paese, ha definito “parole cariche di odio”, quelle pronunciate da Trump durante la serata.

Il politico ha infatti affermato che bisognerebbe impedire l’accesso ai musulmani negli Stati Uniti, sembrando ignorare la distinzione tra chi professa la fede islamica e chi invece fa parte di gruppi estremisti islamisti.

Secondo il suo avversario di partito ed ex governatore della Florida Jeb Bush, Trump sarebbe più interessato a spaventare gli elettori che a trovare un piano efficace nella lotta contro l’Isis e il terrorismo in generale.

Trump ha risposto alle accuse sottolineando come Bush si impegni a mettere in luce le carenze dei suoi punti perché non ha strutturato proposte elettorali che possano attirare l’attenzione degli americani.

In generale, tutti i candidati presenti hanno evidenziato l’inadeguatezza dell’attuale presidente Barack Obama in materia di terrorismo, affermando in diversi modi come Obama stia esagerando con la prudenza e non stia facendo un buon lavoro in merito. 

Quando l’attenzione dei candidati è stata spostata sulle modalità in cui gli Stati Uniti potrebbero prevenire gli attacchi, il senatore della Florida Marco Rubio ha promesso agli elettori che non si sarebbero più dovuti domandare come mai l’America non è riuscita a entrare in possesso dei messaggi in cui i terroristi progettavano nuovi attacchi.

La più lapidaria, in merito, è stata l’unica donna presente alla serata, Carly Fiorina: “Il Dipartimento per la sicurezza sostiene di non poter controllare i social media dei presunti terroristi. Ma per l’amor del cielo, tutti i genitori americani controllano i social media dei propri figli e ogni datore di lavoro fa lo stesso, ma il governo dice di non poterli monitorare”.