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Un documento inedito rivela come l’Isis sta costruendo il proprio stato

Un documento lungo 24 pagine di cui il quotidiano britannico The Guardian è entrato in possesso mostra che l'Isis è ben più organizzato di una semplice somma di miliziani

Immagine di copertina

Un documento interno all’Isis e reso noto dal quotidiano britannico The Guardian mostra come il gruppo estremista stia ponendo le basi per la costruzione di un vero e proprio stato tra Iraq e Siria, organizzato con dipartimenti governativi, tra cui il Tesoro, e un programma economico che mira all’autosufficienza.

Il documento, lungo 24 pagine, sarebbe stato scritto tra il luglio e l’ottobre del 2014 e si intitola Principi dell’amministrazione dello Stato Islamico. Secondo quanto riporta il Guardian, l’Isis è un gruppo ben più organizzato e radicato della semplice somma dei miliziani che compongono l’organizzazione.

(Sotto: un’immagine resa nota dal Guardian del documento)

Se infatti spesso ci siamo focalizzati sull’aspetto violento dell’Isis, questo documento mostra come oltre alla guerra e alla violenza il sedicente Stato islamico stia anche organizzando un sistema per l’istruzione pubblica, uno sanitario, una propria economia e un sistema di relazioni internazionali: tutto ciò che, appunto, rappresenta uno stato.

Il documento pone anche le basi per l’organizzazione di nuovo campi militari, suddividendoli tra quelli per i veterani e quelli per le truppe regolari, e parla chiaramente dell’addestramento alla guerra e all’uso delle armi dei bambini. Quest’ultimo fatto non stupisce particolarmente, visto che i bambini hanno avuto un ruolo di rilievo in numerosi video di propaganda diffusi dall’Isis.

Secondo il generale statunitense Stanley McChrystal, a capo delle truppe in Iraq tra il 2006 e il 2008, e che ha combattuto contro una serie di gruppi e fazioni dalle cui ceneri è poi nato l’Isis, ha detto al Guardian che questo documento dimostra che non bisogna guardare ai miliziani del sedicente Stato islamico come a una banda di assassini psicopatici perché così facendo rischieremmo di sottovalutare un fenomeno molto più complesso e organizzato.

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