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La lettera della Guida Suprema dell’Iran ai giovani dell’Occidente

Il maggior quotidiano iraniano ha chiesto all'antropologa ed esperta di politica iraniana Tiziana Ciavardini di analizzarla

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Il maggior quotidiano iraniano ha chiesto all’antropologa ed esperta di politica iraniana Tiziana Ciavardini di analizzare la seconda lettera della Guida Suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, rivolta ai giovani dell’occidente. 

LA LETTERA DELLA VERITÀ 

1) Perché pensa che queste due lettere siano state pubblicate esattamente dopo due attacchi terroristici in Francia?

Ci troviamo in un momento drammatico, ora più che mai stiamo sperimentando la paura, e la lettera della Guida Suprema è essenziale per spiegare in parole semplici ciò che sta accadendo.

Ho definito questa lettera la Lettera della verità. Solo colui che non vuole conoscere la verità non trova alcun senso in queste parole. Questa lettera è diversa rispetto alla precedente, è più diretta e il significato è più chiaro. Se solo avessimo prestato attenzione alle parole e agli avvertimenti della prima lettera di Khamenei probabilmente oggi saremmo stati in grado di affrontare i nostri conflitti e il nostro dolore molto meglio. Forse avremmo potuto conoscere le motivazioni di questi attacchi terroristici e chi è dietro di loro. 

2) Perché ha nuovamente scritto la lettera ai giovani occidentali? Pensa che queste lettere sono davvero interessanti per i giovani occidentali?

La lettera è alle giovani generazioni, perché sono il nostro futuro. Nei paesi occidentali c’è ancora molta confusione circa l’Islam, l’islamofobia e i gruppi terroristici. In particolare, in questi giorni ci troviamo ad affrontare la paura e le preoccupazioni su possibili attacchi terroristici in Italia.

A Roma ci sentiamo come in prigione, non ci sentiamo liberi. Parigi è molto vicino a noi e molti pensano che, poiché è accaduto in una città che ci è così vicina, lo stesso può accadere anche a noi. Diffondere il terrore, questo è ciò che i terroristi volevano e in parte hanno raggiunto il loro obiettivo.

Credo che oggi siano i giovani a essere più interessati a quello che sta accadendo, sicuramente più dei loro genitori o delle vecchie generazioni. Sono stata al raduno “Not in my name” a Roma, ed erano centinaia i musulmani che si sono incontrati per mostrare solidarietà alle vittime di Parigi e condannare la violenza in nome della religione, cantando insieme “non siamo il nemico”.

È stato incredibile vedere quanti giovani erano presenti. Non solo giovani musulmani, ma anche giovani di altre religioni o quelli che non professano alcuna fede. Questo trovo sia fondamentale perché mostra che i nostri giovani vogliono capire quello che sta accadendo. Molto interessante è stato notare quanti giovani giornalisti erano presenti cercando di concentrarsi sul problema dando una spiegazione accurata dei fatti.

3) Come potrebbe essere più attraente e come si potrebbero chiarire le idee sbagliate dei giovani in merito al vero Islam autentico, specialmente dopo la prima lettera?

Se in Italia i nostri media continueranno a essere utilizzati per fare campagna elettorale, invece di essere uno strumento per informare, non avremo mai una chiara spiegazione su ciò che è l’Islam e ciò che l’Islam non è. 

Abbiamo davvero bisogno di evitare un divario tra il concetto reale, i princìpi dell’Islam e la manipolazione delle informazioni. Chiediamoci: chi vuole creare questo divario? E chiediamoci anche chi c’è dietro ai mezzi di comunicazione. 

Da antropologa, è sicuramente per me stimolante quello che il leader Khamenei ha scritto “sull’imposizione della cultura occidentale alle altre nazioni, e il considerare le culture di queste ultime come inferiori, una violenza silenziosa e particolarmente dannosa.” Questo è l’etnocentrismo, la tendenza a guardare il mondo in primo luogo dal punto di vista della propria cultura e credo davvero che sia arrivato il momento in cui dobbiamo rivedere le nostre arroganti posizioni occidentali.

4) In altre parole, come queste lettere potrebbero sensibilizzare i giovani?

Purtroppo, solo un certo numero di persone avranno lo stimolo di leggere la lettera del leader supremo e riuscire a ottenere le informazioni sull’Islam da fonti originali. Nella prima lettera, Khamenei aveva chiesto: “Hai mai ricevuto il messaggio dell’Islam da una fonte originale che non siano i mass media?” Credo davvero che solo pochissime persone abbiano ottenuto informazioni sull’Islam direttamente dalle fonti ufficiali.

Noi, in Occidente, siamo diventati una generazione di “pecore”, seguiamo quello che i media ci dicono e per la maggior parte dei casi ci fidiamo senza nemmeno verificare se le notizie siano autentiche o meno.

È bizzarro vedere ogni giorno quante persone commentano in televisione gli attacchi terroristici, vederli trattare di Islam probabilmente senza mai aver avuto una copia del Corano tra le mani, senza mai esser entrati in una moschea o senza conoscere le differenze tra Sciiti e Sunniti.

Questa è ignoranza pura e un terreno fertile dove seminare islamofobia. Durante gli attacchi a Parigi due parole sono venute fuori: droga e alcol. Solo chi conosce davvero l’Islam sa che entrambi sono illegali e sono peccati assoluti per un musulmano.

5) Come hai potuto valutare il contenuto della lettera? Come si registra nella tua pagina Twitter, hai dato importanza a questa parte: perché? “Se il dolore di oggi non è usato per costruire un futuro migliore e più sicuro, quindi sarà solo girare in ricordi amari e inutili”. Vuole spiegare perché? Secondo lei come queste due lettere e messaggi del capogruppo sono in grado di diminuire l’islamofobia creata da gruppi terroristici in Occidente?

L’islamofobia in Occidente sta prendendo la forma di un vero e proprio virus. Credo che dovremmo divulgare le parole del leader supremo Khamenei, prima che sia troppo tardi. Dopo gli attacchi di Parigi ogni musulmano si sente in pericolo ed è anche molto difficile far capire agli altri che le prime vittime di questi attacchi sono i musulmani stessi.

È stato interessante vedere quante bandiere della Francia sono state esposte come simbolo di solidarietà alle vittime della tragedia di Parigi. Personalmente, non l’ho esposta perché so benissimo che ci sono persone che soffrono e periscono a causa di attacchi terroristici in molti Paesi.

Nessuno ha usato la bandiera in solidarietà per i paesi del Medio Oriente e non vogliamo fare una distinzione tra morti di serie A e di serie B. Siamo tutti esseri umani e tutti noi ci meritiamo di vivere senza paura e pacificamente nei nostri paesi.

6) Sempre nella seconda lettera il leader paragona il regime sionista ai gruppi terroristici. Perché insiste fortemente su questo tema e ha condannato questo regime?

La maggior parte delle volte in cui mi chiedono di parlare di sionismo o di Israele, tendo a non dare risposte. Probabilmente perché il mio Paese non è sicuro come l’Iran e qualche volta le mie parole possono essere manipolate. Nella lettera, il leader supremo cita gli Stati Uniti e dice che “sono ormai pochissime le persone che non conoscono il suo ruolo nel creare e armare gruppi come Al Qaeda, i Taliban e i loro successori.” 

È difficile per me ammetterlo, ma noi come italiani siamo schiavi proprio di questi Paesi. Noi non possiamo intraprendere nessuna azione senza la loro autorizzazione. È questa la libertà? Io non credo.

Sono sicura però che la maggior parte delle volte in cui si parla di Israele, in molti sono d’accordo con la Guida Suprema. Purtroppo, la sua teoria viene letta dagli occhi occidentali non come un attacco al regime politico di Israele ma all’intera nazione e in particolare alla religione ebraica. Il pregiudizio sull’Iran e la profonda ignoranza da parte degli occidentali non lascia spazio e non molti sanno che numerosi ebrei vivono invece pacificamente in Iran insieme ad altri gruppi etnici religiosi.