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I volti coperti dei richiedenti asilo in Svezia
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I volti coperti dei richiedenti asilo in Svezia

Un giornalista di Reuters ha fotografato nove richiedenti asilo in un campo rifugiati vicino alla capitale svedese di Stoccolma

13 Nov. 2015

La Svezia ha una lunga tradizione nell’accoglienza ai migranti e dei richiedenti asilo. Il Paese scandinavo ospita il più alto numero di residenti nati all’estero ed è una fra le nazioni con il maggior numero di rifugiati in Europa.

Il giornalista di Reuters Cathal McNaughton, che vive in Irlanda, ha fotografato nove richiedenti asilo accolti in un campo rifugiati alle porte di Stoccolma, in Svezia. Cinque di loro provengono dalla Siria.

Ghassan M K è uno di loro. Ha 39 anni e viene da Damasco. Ha pagato 7,023 euro per arrivare in Svezia dal Libano utilizzando dei documenti falsi. Per lui la cosa più importante è far arrivare la sua famiglia nel Paese: “Anche se dovessi mai diventare primo ministro, senza la mia famiglia non sono nulla”.

Anche Oamayma A, un’insegnante siriana di francese di 42 anni, ha come obiettivo quello di portare la figlia in Svezia. Teme per la sua incolumità in Siria. Oamayma ci ha mesi per raggiungere il Paese passando dalla Turchia e poi volando con documenti falsi dalla Grecia in Svezia. Nel tragitto l’hanno truffata per 7mila euro, ma alla fine ha raggiunto il Paese dopo aver ottenuto un passaporto francese falso per 2mila euro.

Monther B, invece, è un 47enne siriano che in patria svolgeva la professione di avvocato. Ha pagato 6452 euro per essere portato in Svezia passando per l’Egitto, la Turchia e la Grecia. Ha deciso di lasciare il suo Paese dopo esser stato testimone dell’omicidio di un suo amico da parte delle forze dell’opposizione.

Anche Ahmed M, 47 anni, aveva un buon lavoro in Siria, era un ingegnere. Ha dovuto pagare 8500 euro ai trafficanti umani per arrivare in Svezia attraversando la Giordania, la Turchia e la Grecia. Ahmed è stato arrestato e torturato tre volte dai servizi segreti militari, che sospettavano fosse una spia.

Assaf, siriano di 44 anni, era il capo della sicurezza di un ministro del governo in patria. Ha pagato 8mila euro per arrivare in Siria, attraversando le montagne in Turchia e affrontando il mare con un gommone insieme a dozzine di persone per raggiungere la Grecia. L’ultima parte del suo viaggio l’ha passata in un camion. Quando gli è stato chiesto del futuro, lui ha risposto dicendo “Quale futuro? Sono in un paese straniero mentre la mia famiglia è in pericolo a migliaia di chilometri di distanza. Finché non saranno qui, non ci sarà futuro”.

Ma gli abitanti del campo rifugiati appena fuori Stoccolma non sono solo siriani: Mebrahtu, 37 anni, era un soldato in Eritrea. Ha dovuto attraversare le montagne di notte per arrivare in Etiopia e ottenere dei documenti falsi per raggiungere in aereo l’agognata Svezia. Voleva lasciare l’esercito, ma sarebbe stato ucciso se ci avesse provato. Per questo è stato costretto a lasciare il paese.

Collins, invece, è un 23enne nigeriano. È stato portato via dalla Nigeria di nascosto, da un prete locale, dopo esser stato torturato dalla polizia per essere omosessuale.

Anche Devlat, un 19enne del Tagikistan, è stato illegalmente condotto via dal suo Paese quando aveva 15 anni. Ha attraversato la Russia ed è arrivato in Svezia in una barca. La sua famiglia temeva che fosse stato utilizzato come schiavo da uno strozzino del suo Paese, che aveva minacciato di rapirlo poiché i suoi genitori non potevano ripagare un debito. Devlat non è in contatto da anni con i suoi genitori e teme che siano stati assassinati.

Infine c’è Lutfullah, un 27enne afgano. Lui ha pagato 8872 euro per essere portato via dal paese. Ha dovuto attraversare Iran, Turchia, Grecia e Italia prima di arrivare in Svezia. L’ultima parte del suo viaggio l’ha passata attaccato con una cinghia alla parte inferiore di un camion. Lutfullah era un giornalista in Afghanistan: è dovuto scappare dopo che alcuni militanti Taliban andarono a cercarlo non contenti di qualcosa che aveva scritto. Soffre di depressione e lascia raramente il suo alloggio. Gli è stato chiesto se desiderasse tornare a casa e lui ha risposto “Se ritornassi sarei ucciso. Ma qui non vivo, esisto semplicemente”.

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