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Le proposte di Tito Boeri sulle pensioni
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Le proposte di Tito Boeri sulle pensioni

L'Inps ha pubblicato sul sito un piano che garantirebbe un reddito minimo agli over cinquantacinquenni e tagli alle pensioni di categorie ingiustamente privilegiate

06 Nov. 2015

L’Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps) ha pubblicato online una proposta del presidente Tito Boeri per garantire un reddito minimo di 500 euro a chi ha più di 55 anni, prelevando il credito necessario da pensioni d’oro e vitalizi derivati da cariche elettive.

Il piano modificherebbe in maniera sostanziale il sistema previdenziale e assistenziale, ma il governo ha già posto un freno netto all’attuazione della proposta, evidenziando come i “costi finanziari e politici” non possano essere sostenuti al momento. 

Il disegno di legge dal titolo Non per cassa ma per equità è composto da 16 articoli sviluppati in 69 pagine, che hanno scatenato molte polemiche dal momento della loro diffusione online. Il fascicolo era stato consegnato a giugno 2015 al governo, che aveva scelto di non attuarlo, né condividerne i contenuti con i cittadini.

Nella serata di giovedì 5 novembre Palazzo Chigi ha comunicato che la decisione di pubblicare il piano sul sito dell’Inps sarebbe stata presa congiuntamente all’istituto di previdenza sociale, smentendo le voci secondo cui Boeri avrebbe deciso di diffondere la proposta senza il beneplacito del governo.

Il piano di Tito Boeri per punti:

1) Un reddito minimo di 400 euro nel 2016 e 2017 e di 500 euro negli anni a venire per ogni famiglia con almeno un componente di più di 55 anni. 

Per realizzare il progetto sarebbero necessari 1,2 miliardi di euro, che l’Inps propone di accumulare prelevando gli eccessi delle pensioni d’oro. Circa 230mila famiglie – il 10 per cento della popolazione – percepirebbero, infatti, un contributo previdenziale spropositato rispetto alle tasse pagate negli anni lavorativi. Altri fondi sarebbero garantiti dal ricalcolo dei 4mila vitalizi derivati dalle cariche elettive.

2) Il pensionamento anticipato a 63 anni e sette mesi con piccole penalizzazioni. La pensione di coloro che scelgono di smettere di lavorare a quell’età sarebbe ridotta al massimo del 10 per cento rispetto a quanto il lavoratore avrebbe potuto ottenere maturando tutti gli anni lavorativi a disposizione. 

3) Tagli alle pensioni delle categorie considerate ingiustamente privilegiate rispetto ai contributi effettivamente versati. Le pensioni di dirigenti sindacali, ex componenti delle forze armate, ferrovieri e piloti, tra gli altri, verrebbero livellate a quelle degli altri lavoratori che svolgono un ruolo di simile responsabilità.

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