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La casa-ospedale dei minatori cinesi

L'ospedale di Yangjia, in Cina orientale, accoglie gli ex minatori locali malati di pneumoconiosi

Immagine di copertina

In un angolo remoto della provincia orientale di Zhejiang, in Cina orientale, si trova l‘ospedale di Yangjia, dove viene curato chi soffre di pneumoconiosi, una malattia dei polmoni causata dall’inalazione di polveri sul posto di lavoro. La maggior parte dei pazienti ha lavorato tutta la vita nella miniera locale, inalando le polveri dannose, e oggi passa il proprio tempo attaccata a macchine per l’ossigeno.

L’ospedale, in passato dotato di macchinari ad alta tecnologia e di uno staff di 150 persone, negli ultimi anni ha subìto un calo di finanziamenti. Nonostante le finestre rotte, la cucina arrangiata e il fatto che molte delle stanze siano abbandonate, la struttura ospita una trentina di pazienti, che formano una comunità molto unita, di cui fanno parte anche membri della stessa famiglia. Per passare il tempo, i pazienti amano giocare a carte e coltivare ortaggi nel cortile dell’ospedale.

(Qui sotto: il film-documentario Beixi moshuo (Behemoth) realizzato dal regista cinese Zhao Liang presentato a settembre del 2015 alla 72esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia sulle condizioni di vita dei lavoratori nelle miniere in Cina e “l’insensato sviluppo urbano”.

“Nella Divina Commedia, Dante attraversa in sogno l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. In Behemoth mi sono ispirato a Dante e ho descritto un’enorme catena industriale, in cui i colori rosso, grigio e blu rappresentano rispettivamente i tre regni danteschi”, racconta l’autore. “È la mia meditazione critica sulla civiltà moderna, in cui si accumula ricchezza mentre l’uomo perisce”