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I tatuaggi sui volti delle donne berbere
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I tatuaggi sui volti delle donne berbere

Le donne della comunità berbera Chaouia hanno i volti coperti da decorazioni perché decenni fa i tatuaggi erano sinonimo di bellezza. Oggi vengono giudicate peccatrici

02 Nov. 2015

Djemaa Daoudi è stata costretta a tatuarsi all’età di 15 anni da suo marito, immediatamente dopo il matrimonio, perché all’epoca era una pratica di moda. “Anche se non è stata una mia scelta, per chiedere il perdono di Dio ho dato via tutti i miei averi: l’argento, la lana…”.

La comunità berbera dei Chaouia, che vive tra le montagne Aures, in Algeria, un tempo misurava la bellezza di una donna dai tatuaggi che le decoravano il volto. Oggi la zona è a maggioranza sunnita e quest’antica usanza si sta ritorcendo contro coloro che decine di anni fa sono state costrette o hanno deciso di tatuarsi per rispettare gli standard estetici della tribù. Molte donne sono state infatti accusate di essere delle peccatrici proprio per i disegni che ricoprono i loro volti, perché la pratica andrebbe contro la religione islamica, secondo cui è vietato alterare le creazioni di Allah.

La fotografa di Reuters Zohra Bensemra ha incontrato alcune di queste donne e si è fatta raccontare la loro storia. In molte si pentono dei segni sui propri volti e se ne vergognano. L’usanza tipica, in questo caso, è quella di donare alle donne povere i propri gioielli e i propri averi d’argento, strofinandoli prima per sette volte sui tatuaggi, come per lavarli via.

Come Daoudi, anche Djena Benzahra non ha scelto da sola di farsi fare tatuaggi. È stata la madre a decidere per lei, quando aveva appena nove anni: “Mi ricordo ancora il dolore che ho provato: piangevo e gridavo che non volevo farlo”.

Alcune donne ammettono al contrario di aver fatto questo passo da sole, senza l’incitamento di nessuno: “Tutte le ragazze della mia età erano tatuate. L’ho fatto senza chiedere il permesso ai miei genitori e quando sono tornata a casa ho dovuto affrontare la loro ira. Volevo solo sentirmi carina”. 

Anche Khamsaa Hougali non si pente dei tatuaggi sul suo volto, fatti su consiglio della matrigna dopo che aveva perso tre bambini: “Mi ha detto che quelle decorazioni mi avrebbero portato fortuna. Non è accettabile che una moglie non dia figli al proprio marito: volevo salvare il mio matrimonio. Potete crederci o meno, ma dopo che mi sono tatuata ho avuto sei bambini e sono tutti ancora vivi”.

Fatma Badredine, di 94 anni, si è informata presso il suo dottore su come rimuovere il body painting dal suo viso, ma non è riuscita a risolvere la situazione che la preoccupa costantemente: “Mi ha detto che sono troppo anziana per affrontare l’operazione”, racconta.

Altre donne si sono invece tatuate di propria spontanea volontà per celebrare un grande evento, come Khadra Kabssi ha fatto in occasione dell’indipendenza algerina dalla Francia, e non se ne pentono né se n preoccupano: “Anche se i miei amici mi dicono che ho commesso peccato, non ho paura. Se un serpente mangerà il mio cadavere per punirmi, non sentirò nulla, perché sarò già morta”. 

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