Me

La città ideale per l’uomo

Nel 1970 l'architetto Paolo Soleri costruì negli Stati Uniti Arcosanti, con l’aiuto di 7mila volontari, basandosi sulla sua teoria dell’arcologia (architettura+ecologia)

Immagine di copertina

Arcosanti è soprattutto una struttura didattica e un ambiente residenziale basato sull’autosufficienza. Un laboratorio urbano che attivamente mira a trovare alternative sostenibili e a basso impatto ambientale per l’espansione urbana, basandosi sulla teoria dell’arcologia (architettura + ecologia), ideata dal fondatore del progetto Paolo Soleri negli anni Sessanta.

Paolo Soleri, torinese di nascita, è stato un celebre architetto e urbanista eco-sostenibile, oltre che scrittore e artista. Amico di Frank Lloyd Wright dal suo arrivo negli Stati Uniti, nel 1956 si trasferisce nello stato americano dell’Arizona e, dopo aver fondato Cosanti nel 1961, nel 1970 costruisce Arcosanti, a 110 chilometri da Phoenix con l’aiuto di oltre settemila volontari.

Le idee e i pensieri di Paolo Soleri sono meritevoli di attenzione perché sono alla base di una mente incredibilmente lungimirante. Questi alcuni dei concetti da evidenziare, che l’architetto espone in quella che potrebbe essere l’ultima intervista rilasciata prima della sua morte nel 2013:

“Cos’è l’architettura? Credo si possa pensarla da entrambi i lati. Uno è l’espressione di alcune menti in termini di organizzazione dello spazio. Ma penso ci sia un lato ancora più fondamentale, ovvero che sappiamo di aver bisogno di un rifugio. Il rifugio è uno dei due bisogni fondamentali. Uno è il cibo, l’altro è il rifugio. Se falliamo in uno, siamo nei guai. Dunque, culturalmente, non sappiamo ancora se stiamo avendo successo. Per quanto riguarda l’habitat, in questa nazione stiamo davvero fallendo”.

Uno dei pensieri fondamentali di Soleri, a sostegno di tutta la sua attività, riguarda il concetto di comunità e di unione, che ben si differenzia da quello in voga negli anni Sessanta e Settanta nelle comuni hippy. Significa non dispersione, compattezza, responsabilità e lavoro ed è l’unica via per la sopravvivenza dell’uomo:

“L’estetica è ciò che speri di raggiungere, ma prima di quella arriva la funzione – la funzione non solo in termini di dettagli, ma in termini di totalità del sistema. E poiché siamo molto numerosi – andiamo verso i dieci miliardi di persone, e poiché siamo consumatori per definizione – se non scegliamo il giusto sentiero, siamo destinati a fallire. Il sentiero è suggerito dalla natura della vita – restare uniti, non dissiparsi. Restare uniti. La cultura è stata sviluppata da questo restare uniti. La cultura tribale è una cultura molto minimale.

[Il termine urban effect] riguarda un’intensità di comunicazione, di connessione e convivialità. E non solo la persona, ma le istituzioni di cui la persona ha bisogno si sviluppano attraverso questa intensità. Dalla salute al business alla cultura alla tecnologia – a tutto. Non siamo fatti per sopravvivere singolarmente”.

I pensieri di Paolo Soleri in merito ad architettura e comunità, confluiscono inevitabilmente in quelli di realtà e vita:

“Numero uno: servizio a noi stessi. Numero due: alla biosfera. Numero tre: alla realtà. La realtà, per quanto ne so, è stupida, feroce e irrazionale. Noi sembriamo essere il piccolo granello di realtà che è diventata cosciente.

Abbiamo bisogno dell’idea di una fine in modo da dare un senso a noi stessi e dare un senso alla sofferenza. Senza una fine, la sofferenza diviene irrilevante, davvero sgradevole, una situazione tragica.

[Non sono attratto da un certo modo di pensare speranzoso] perché è crudele. Non compie quello che sta promettendo. E naturalmente tutte quelle cose sono costruzioni della nostra mente. Non è che ci sia qualcosa là che ci respinge. No, non c’è niente là. Noi dobbiamo farlo. Noi dobbiamo crearlo. La mente che pensa che io sia un sognatore, non è connessa con la realtà. Penso di essere realista, ma potrei non essere un individuo pratico. La pratica è molto spesso pressoché l’opposto del reale”.

Lo scrittore Barry Miles, nel suo In The Seventies: Adventures in the Counter-Culture (2011) racconta con queste parole la sua visita nel 1971 all’esperimento di architettura ecologica nato un anno prima:

“Passeggiando tra gallerie e vicoli era impossibile capire se fossimo sopra un tetto o dentro una cantina. Era un’architettura fatta di sorpresa e ironia. Sbirciammo dentro strani e buffi periscopi da cui si spiavano fresche stanze sotterranee dall’aspetto ombroso e piacevole, attraversammo corridoi dalle pareti inclinate come quelle di una camera mortuaria egizia, guidati da una fioca fonte di luce in lontananza. Fu una sorpresa girare l’angolo di un corridoio scuro e ritrovarsi davanti a una piscina sul tetto […]. Una breve ricerca svelò una scala seminascosta che scendeva nella terra e un altro insediamento poco lontano. Sembrava di stare in un racconto fantastico per bambini, con le porte in mezzo alle radici degli alberi, porte perfino sul fondo del deserto. […]

Incontrammo Soleri […] ci parlò con grande entusiasmo dei borghi medievali italiani arroccati sulle colline e del concetto europeo di “comune”, intesa non come la vedevano gli hippy ma nel senso dell’antico orgoglio civico, di responsabilità sociale dei residenti, rispetto della privacy e senso di protezione”.

Oggi Arcosanti è formata da vari edifici e spazi pubblici visitati dai turisti, dove meno di un centinaio di persone vivono, lavorano e partecipano a programmi educativi e culturali. Un modello di sviluppo “verde” che allora fu insuperabile, facendo di Paolo Soleri un pioniere in anticipo di decenni sui tempi. Soleri intuì, già negli anni Sessanta, quale piega avrebbe preso la nostra società se avesse continuato a non sensibilizzarsi nei confronti dell’ambiente attraverso il consumo di risorse rinnovabili (Arcosanti usa il sole come principale fonte di energia fin dal primo giorno) e un più accorto uso del suolo.

Campagna regione lazio

— 

L’articolo è stato originariamente pubblicato sul sito Spunti di Mezzanotte, qui, con cui TPI inizia oggi una collaborazione.

Spunti di Mezzanotte nasce come blog nel marzo 2015 da un’idea della scrittrice italiana Elena Brenna, per raccogliere quei semi creativi che lungo il suo percorso personale l’hanno formata. Due mesi dopo, il blog viene rilanciato come sito web dedicato alla creatività e alla conoscenza più insolita. Il motto del progetto è: “Leggete, ascoltate, osservate, trasformate, create. Siate curiosi, l’intelligenza non esiste. Nasciamo tutti con le stesse potenzialità mentali, l’intelligenza è solo lo stato raggiunto da una mente curiosa”.

Elena Brenna è una scrittrice italiana ed ex fotografa. Nel 2012 ha co-fondato, e co-diretto fino al 2015, il primo quotidiano online internazionale per gli italiani a Berlino, Il Mitte. Oggi lavora come content manager & strategist per un’agenzia di comunicazione, ha pubblicato indipendentemente il suo primo romanzo, Agnes, e ha fondato il sito web Spunti Di Mezzanotte, di cui è curatrice unica. Ha la causa Lgbt nel cuore, crea suoni, traccia linee ed è un’acuta osservatrice. Seguila su Twitter: @_elenabrenna