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Jared Diamond al Festival della Scienza di Genova
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Jared Diamond al Festival della Scienza di Genova

Per il suo saggio Armi acciaio e malattie, ha vinto il premio Pulitzer nel 1998. Genova lo aspettava da 13 anni

30 Ott. 2015

Al Festival della Scienza di Genova lo aspettavano da 13 anni. E alla fine è arrivato anche lui, Jared Diamond. Fisiologo di fama mondiale, docente all’Università della California, nel 1998 ha vinto il premio Pulitzer con Armi, acciaio e malattie, uno dei più grandi long-sellers nella storia dell’editoria.

Diamond ha 78 anni, una giacca grigia come la barba che gli incornicia il viso, la camicia fantasia nera e dorata. “Il tema che affronteremo potrà sembrare cupo”, quasi si scusa, in italiano. “È la corsa contro il tempo per la sopravvivenza. L’umanità sta affrontando problemi ambientali, sociali ed economici che diventeranno sempre più grandi. Perché è importante risolverli? E, soprattutto, quanto tempo abbiamo?”.

Fanatismo religioso e guerre nucleari incombono. Potrebbero distruggerci, certo: forse lo faranno, forse no. Ma non è questo il punto. Per Diamond il problema più urgente è la diseguaglianza tra i Paesi e lo sfruttamento non sostenibile delle risorse naturali.  Il suo sguardo è a 360 gradi e riguarda il legno, l’acqua potabile, il clima, l’energia. Ma è sui pesci in particolare che si sofferma.

“Nel mondo esistono industrie sostenibili, come la pesca del salmone in Alaska. Purtroppo la grande maggioranza non è così. Basta guardare l’Unione Europea: dovrebbe garantire che ci sia pesce anche in futuro a prezzi costanti. E invece fa l’opposto. Finanzia flotte di pescherecci che impoveriscono ancora di più i mari. Il risultato? Una volta il pesce era abbondantissimo, negli ultimi anni è quasi scomparso. I prezzi invece sono alle stelle: un esemplare di tonno rosso è stato venduto per un milione e 300 mila euro. Ma perché stiamo commettendo questo suicidio?”: 

Gli esempi di Diamond riguardano anche le risorse forestali o agricole, che stanno diminuendo in tutto il mondo. Bisogna correre ai ripari al più presto: è già successo che a causa della cattiva gestione delle risorse, alcune civiltà – le più potenti della loro epoca, come gli Khmer in Asia o i Maya in Messico e Guatemala – si siano estinte.

Eppure molti europei e americani pensano ancora che il consumo di risorse sia legato alla demografia. E vero? “La risposta è assolutamente no”, avverte Diamond. “La popolazione del Paese va moltiplicata per il suo consumo di risorse. Se domani vi dimenticherete tutto quello che è ho detto – dice a un pubblico interessatissimo – vorrei che vi ricordaste solo un dato: i Paesi ricchi come l’Italia e gli Usa consumano in media 32 volte in più di quanto faccia l’Africa. Bastano 60 milioni di italiani per consumare come un miliardo di africani”.

Il giro intorno al mondo di Diamond passa quindi alle differenze abissali tra Paesi. Il più ricco, la Norvegia, ha un benessere 400 volte superiore ai più poveri come Niger, Burundi, Malawi, Laos. In molti Paesi le persone non hanno accesso a cose che consideriamo necessarie come il cibo, l’acqua potabile, l’istruzione elementare, l’assistenza medica e dentistica. “E non possono assolutamente permettersi lussi cui non rinunceremmo mai, come cinema e TV”.

L’altra grande questione è la povertà, che nel mondo globalizzato non è più un problema locale. Grazie a internet e ai cellulari, Paesi come Afghanistan e Somalia hanno scoperto che in Europa e Stati Uniti si vive meglio. Questo porta rabbia, invidia, senso di impotenza. Ed è anche la causa di molte malattie, un altro problema globale.

“Ormai la gente si sposta e le porta con sé. L’esempio più celebre è l’Aids, ma ci sono anche l’influenza suina, il colera, l’ebola, il dengue. E il contagio da parte dei cittadini poveri non è certo intenzionale.  I popoli non emigrano per danneggiarci. Vogliono solo vivere in salute e far studiare i proprio figli. Non hanno il tempo di aspettare”. La povertà fa da sponda all’ultimo grande tema, il terrorismo. Molto difficile e costoso da combattere, finché le differenze di ricchezza saranno così marcate. 

“Questi temi non sono causati da un asteroide che è precipitato sul nostro Paese”, ricorda Diamond. “Noi possiamo risolverli, ma non dobbiamo più aspettare. Non serve un accordo tra tutti i 226 Paesi del mondo. Bastano decisioni multilaterali tra i Paesi che consumano di più”.

La produzione di anidride carbonica ne è un esempio: la Cina e gli Usa consumano il 40 per cento di carbonio nel mondo. Se si aggiungono Unione europea, Giappone e India si arriva al 60 per cento.

“Qualsiasi patto tra questi cinque soggetti coinvolgerebbe il resto del pianeta. Per questo penso che ci sia speranza nel futuro. Spesso mi chiedono se sono pessimista o ottimista. Io rispondo: sono un ottimista cauto. Nei prossimi dieci anni è difficile che ci sarà un collasso. Più facile che ci sia tra 40 anni. Ma penso che la nostra civiltà avrà il 51 per cento della probabilità di salvarsi”.

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