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Gli attivisti di Greenpeace vestiti da squali contro la pesca distruttiva

Diversi attivisti di Greenpeace nel mondo hanno manifestato contro il metodo di pesca distruttiva, fatta cioè mediante sistemi di aggregazione di pesci

Immagine di copertina

Attivisti dell’organizzazione ambientalista Greenpeace sono scesi in piazza per manifestare contro una delle più grandi compagnie di produzione di tonno in scatola in Italia e nel mondo, la Thai union group. La mobilitazione è partita dall’Italia per poi spandersi sino a Bangkok, in Thailandia, a Liverpool nel Regno Unito e a San Diego, negli Stati Uniti.

Lo scorso mercoledì 28 ottobre, a Milano, alcuni manifestanti travestiti da squali hanno protestato di fronte al quartier generale dell’azienda italiana Mareblu, uno dei marchi appartenenti al gruppo Thai union group, perché utilizza il metodo di pesca distruttiva, fatta cioè mediante sistemi di aggregazione di pesci (Fad). Per l’occasione, gli attivisti di Greenpeace hanno portato con loro finte scatolette di tonno con il marchio della compagnia Mareblu sporcato di sangue e la scritta “tonno al sangue di squalo”.

La manifestazione è nata per una promessa che Mareblu non ha mantenuto nei confronti di GreenpeaceSecondo quanto riportato dall’organizzazione ambientalista, nel 2012 Mareblu si era impegnata a raggiungere la completa sostenibilità del proprio tonno entro il 2016. La compagnia avrebbe dovuto dunque sostituire il metodo di pesca utilizzato con uno selettivo e più controllato. Dal 2012 a oggi, solamente nello 0,2 per cento delle scatolette Mareblu finisce tonno pescato con metodi selettivi. 

Mareblu ha tradito la nostra fiducia: nonostante i proclami degli ultimi anni e gli spot pubblicitari, non ha fatto nulla per mantenere gli impegni presi”, ha detto la responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia Giorgia Monti.

Il colosso industriale Thai union group produce circa un quinto della produzione mondiale di tonno ed è accusata di violazione dei diritti umani lungo le sue filiere di produzione. La petizione internazionale di Greenpeace contro il gruppo Thai union group, dal nome Not just tunaha già raccolto 226mila firme in quattro giorni. 

Ogni anno Greenpeace stila la classifica Tonno in trappola in cui elenca i marchi di tonno in scatola più diffusi nei supermercati italiani, ordinandoli in base alle loro politiche di sostenibilità ed equità, le specie catturate, i metodi di pesca usati e le informazioni che ciascuna fornisce ai propri consumatori. Dopo Mareblu, che occupa l’ottava posizione, ci sono anche Mareaperto, Lidl e, all’ultimo posto, Auchan


(Qui sotto un video di Greenpeace che mostra il procedimento di pesca distruttiva, fatta cioè mediante sistemi di aggregazione di pesci. Il filmato è stato realizzato da un pilota di elicotteri dell’industria del tonno su un peschereccio coreano nell’oceano Pacifico)