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Medici senza frontiere espulsa da Donetsk dai separatisti filo-russi

L'organizzazione è costretta a lasciare l'Ucraina mentre i negoziati di pace sono in stallo. Dall'inizio del conflitto sono morte 8mila persone.

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Medici senza frontiere (Msf) è stata espulsa dalla zona est dell’Ucraina controllata dai ribelli filo-russi, è accusata di “spionaggio” e altre attività considerate sovversive. I separatisti dell’autoproclamatasi Repubblica popolare di Donetsk hanno cacciato l’ong vincitrice del premio Nobel per la pace insieme ad altre nove organizzazioni occidentali.

“Siamo molto preoccupati per questa decisione che priva migliaia di persone di un’assistenza medica vitale” ha detto il direttore delle operazioni di Medici senza frontiere nella zona, Bart Janssens. “Questa scelta mette a rischio la vita dei pazienti che Msf lascia dietro di sé. Chiediamo al Comitato umanitario della Repubblica popolare di Donetsk di riconsiderare questa decisione” ha aggiunto Janssens.

Un rappresentante della Repubblica popolare ha confermato all’agenzia Afp “la decisone di cancellare l’accreditamento” di Medici senza frontiere nel territorio controllato dai filo-russi. I ribelli hanno chiuso anche gli ospedali da campo di agenzie delle Nazioni unite, come il Programma alimentare mondiale.

Dall’inizio del conflitto, nel maggio 2014, in Ucraina sono morte circa 8mila persone. Una tornata di negoziati tra il governo ucraino e quello russo si è conclusa a Bruxelles venerdì 23 ottobre senza alcun risultato significativo. Da domenica 25 ottobre sono stati sospesi tutti i voli diretti tra Ucraina e Russia.

Nella giornata di domenica 25 si sono tenute le elezioni locali in Ucraina, la coalizione di governo di Petro Poroshenko sarebbe maggioritaria nel centro e nell’ovest del Paese, mentre il blocco di opposizione filo-russo sarebbe predominante nel sud e nell’est.