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Le elezioni in Polonia

In Polonia si vota per rinnovare il Parlamento. Dopo otto anni di governo conservatore filo-europeista, il partito di destra euro-scettico ha vinto

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Domenica 25 ottobre 2015 si è votato in Polonia per le elezioni parlamentari. Dopo otto anni di governo presieduto dal partito di centrodestra e filo-europeista Piattaforma civica (Po), il voto ha sancito la vittoria della destra euro-scettica di Diritto e Giustizia (PiS). 

Oltre 30 milioni di polacchi sono chiamati a votare per rinnovare entrambe le camere del parlamento: il Senato, composto da 100 seggi, e il Sejm, la camera dei deputati della Polonia, composta da 460 seggi.

I due principali partiti in gara sono Piattaforma civica (Po) e Diritto e Giustizia (PiS) per una tornata elettorale quasi tutta al femminile. Il giornalista italiano di TPI Livio Ricciardelli li aveva definiti rispettivamente così: il primo, uno schieramento di centrodestra popolare e filo-europeista; il secondo, un partito di centrodestra conservatore euroscettico e filo-americano (ergo, anti-russo).

Secondo i sondaggi, la candidata del partito Diritto e Giustizia (PiS) Beata Szydlo è in testa con oltre il 35 per cento dei voti. I risultati delle votazioni hanno confermato i sondaggi. 

Szydlo sarebbe in vantaggio di oltre 10 punti rispetto alle preferenze accordate nelle intenzioni di voto alla candidata del partito di centro Piattaforma civica (Po), Ewa Kopacz, attualmente primo ministro polacco, che non dovrebbe ottenere più del 20 per cento delle preferenze.

Kopacz è diventata premier della Polonia quando l’ex capo del governo Donald Tusk rassegnò le dimissioni per andare a Bruxelles in veste di presidente del Consiglio europeo.

Secondo la giornalista italiana Monica Perosino, inviata a Varsavia per il quotidiano La Stampa, non è in discussione chi vince quanto piuttosto se il partito Diritto e Giustizia (PiS), “forza ultra-nazionalista, populista ed euro-scettica sostenuta da una larga fetta dell’episcopato polacco”, riuscirà a ottenere il consenso per governare autonomamente o se dovrà invece formare alleanze.

La Chiesa cattolica polacca è una delle istituzioni centrali del Paese – uscito ventisei anni fa da un duro regime comunista – e in queste elezioni appoggia apertamente Diritto e Giustizia (PiS), spalleggiato anche dal sostegno dell’emittente radiofonica cattolica diffusa a livello mondiale, Radio Maryja.

La candidata di Diritto e Giustizia (PiS) Beata Szydlo, 52 anni, è stata sindaco della cittadina di Brzeszcze, vicino Cracovia. Ha dichiarato di essere contraria all’introduzione dell’euro e alla ricollocazione dei migranti nel proprio Paese.

In occasione della campagna elettorale, lo storico capo del partito Diritto e Giustizia (PiS) Jaroslaw Kaczynski – che ha nominato come candidata Beata Szydlo – ha dichiarato che gli immigrati potrebbero minacciare lo stile di vita cattolico e portare nuove malattie e batteri. 

La dichiarazione di Kaczynski è linea con le critiche euro-scettiche rivolte al governo polacco da Diritto e Giustizia (PiS). La Polonia finora ha accettato di accogliere almeno 7mila migranti.

Sebbene la Polonia stia crescendo a un ritmo del 3,3 per cento annuo e la disoccupazione sia sotto l’8 per cento a livello nazionale, un’ampia parte della popolazione polacca rimprovera al governo presieduto da Piattaforma civica (Po) di aver contribuito all’arricchimento delle élite urbane a scapito delle campagne e dei cittadini meno istruiti.

Inoltre, Diritto e Giustizia (PiS) promette di aumentare la spesa pubblica per i ceti più svantaggiati e di imporre nuove tasse alle banche. Grazie anche a queste proposte, il candidato di Diritto e Giustizia (PiS) Andrzej Duda è riuscito a diventare capo di stato alle elezioni presidenziali del 24 maggio 2015, vincendo con più del 50 per cento dei voti contro il capo di stato uscente di Piattaforma civica (Po) Bronisław Komorowski.

La vittoria di Diritto e Giustizia (PiS) è vista con grande preoccupazione da Bruxelles, poiché rischia di compromettere gli equilibri europei sulle politiche di accoglienza dei rifugiati. Con una popolazione di 38 milioni di abitanti, il peso della Polonia non è affatto indifferente nelle sedi decisionali dell’Unione europea.