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Fotografie che mettono a nudo i pregiudizi

Lauren Renner chiede ai propri volontari di scriversi sul corpo le etichette positive e negative che vengono attribuite loro

Immagine di copertina

Col progetto In Other Words – In altre parole -, nato nel 2011 quando ancora l’artista frequentava l’università newyorkese SUNY New Paltz, Lauren Renner ha voluto creare un lavoro fotografico che diventasse un procedimento catartico per i volontari che si sono lasciati riprendere nelle immagini.

Renner chiede a chi ha deciso di collaborare con lei nel progetto, che continua tuttora, di scrivere una lista di termini con cui sono soliti autodefinirsi e con cui le altre persone li etichettano. L’elenco è libero e include un numero indefinito di parole, scritte su un foglio nella maniera che il singolo ritiene più appropriata per se stesso. 

(Qui sopra nella foto: due degli elenchi presentati alla fotografa per il progetto In Other Words)

Una volta terminata questa prima fase, la fotografa fissa un giorno per gli scatti, in cui i soggetti da ritrarre devono presentarsi alle 5.45 del mattino, in un orario in cui il servizio fotografico può diventare un vero e proprio rituale.

Le parole dell’elenco vengono scritte a pennarello sulla pelle dei volontari, che si tolgono ogni vestito, spogliandosi, in maniera figurata, di tutti i pregiudizi di cui sono stati vittime a causa degli altri e di se stessi. Le etichette vengono “indossate”, ma diventando leggibili da chiunque, smettono di avere un valore negativo e possono essere superate, trasformandosi soltanto in parole vuote. Quei termini sono sia positivi che negativi, ma comunque limitanti e insufficienti per parlare di un essere umano nel suo complesso.

Con In Other Words, la fotografa aiuta gli altri a liberarsi dei confini delle parole, dagli stereotipi e dai pregiudizi. I volontari hanno descritto l’esperienza entusiasticamente, affermando che il servizio fotografico li ha aiutati a cambiare la propria visione di se stessi.