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La Cia ha utilizzato la musica dei Westlife per torturare i suoi detenuti
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La Cia ha utilizzato la musica dei Westlife per torturare i suoi detenuti

L’agenzia di spionaggio per l'estero degli Stati Uniti ha elaborato un programma di tortura e lo ha sperimentato su alcuni prigionieri

16 Ott. 2015

La Cia, l’agenzia di spionaggio per l’estero degli Stati Uniti, ha utilizzato la musica di una boy band irlandese, i Westlife, per torturare Suleiman Abdullah, un pescatore della Tanzania. 

Durante gli interrogatori, svolti in Afghanistan, gli agenti della Cia intervallavano una canzone della band irlandase, My Love, con musica heavy metal, suonata incessantemente a un volume assordante.

Gli agenti spiegavano a Suleiman, sposato da appena due settimane con sua moglie Magida, che stavano riproducendo quella canzone d’amore proprio per lui.

Suleiman fu rapito dalla Cia e da alcuni agenti del Kenya quando era in Somalia, dove si era stabilito per lavorare sulla costa Swahili, tra Tanzania e Kenya, nel sudest del continente africano. Da allora non vide mai più Magida. 

La musica martellante era riprodotta incessantemente secondo un piano studiato per aggredire i sensi dei detenuti. Le canzoni si fermavano soltanto quando un CD si interrompeva o c’era bisogno di cambiarlo. Quando questo accadeva, i prigionieri si chiamavano l’un l’altro in un disperato tentativo di scoprire chi si trovava al loro fianco.

Nella prigione c’era un odore putrido che ricordava a Suleiman il puzzo delle alghe in decomposizione, secondo le testimonianze riportate. La sua cella era talmente buia che non riusciva a vedere nulla. L’amministrazione americana si riferisce a questa prigione con il nome di Cobalto. Suleiman invece la chiama l’oscurità

Per più di un mese, Suleiman ha dovuto sopportare una raffica interminabile di torture studiate appositamente per distruggerlo psicologicamente.

I suoi torturatori lo cospargevano ripetutamente di acqua ghiacciata, lo picchiavano e lo sbattevano contro il muro. Lo appendevano a una barra metallica in modo che le dita dei suoi piedi toccassero a malapena il pavimento. Lo incatenavano in posizioni dolorose per giorni, lo affamavano, lo privavano del sonno e lo stipavano all’interno di piccole scatole.

Alle torture si affiancavano terrificanti interrogatori in cui veniva tenuto sotto torchio e incalzato su cosa stesse facendo in Somalia. Inoltre, gli venivano chieste informazioni su persone di cui non aveva mai sentito parlare prima.

L’articolo è stato originariamente pubblicato qui. Traduzione parziale a cura di Andrea De Pascale 

– LEGGI ANCHE: La Cia ha torturato i suoi detenuti. Il rapporto  

(Qui sotto la canzone dei Westlife utilizzata dalla Cia) 


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