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Un’azienda cinese impone ai propri dipendenti di donare parte dello stipendio ai genitori

L'iniziativa è stata intrapresa da una catena di saloni di bellezza per promuovere importanti valori morali tra i propri impiegati

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In Cina una catena di saloni di bellezza ha deciso di imporre ai propri dipendenti di donare parte del loro stipendio ai genitori. Il quotidiano Guangzhou Daily rivela che l’azienda, in questo modo, vuole promuovere buoni valori morali tra i propri impiegati.

L’iniziativa ha scatenato in rete un acceso dibattito sul concetto di pietà filiale, una delle virtù confuciane cardine nella società e nella cultura cinese.  

Lu Meiye, portavoce della compagnia con sede nella città di Guangzhou, capoluogo della provincia meridionale cinese del Guangdong, ha dichiarato che molti dei suoi impiegati sono giovani poco istruiti provenienti dalle aree rurali del Paese e che anche per questo la società di bellezza è fortemente impegnata nella diffusione di buoni valori tra i propri dipendenti. 

Il contratto che prevede la tassa sulla pietà filiale – così soprannominata da molti – è entrato in vigore tre anni fa, e da allora a ogni potenziale impiegato viene detto da subito che dovrà devolvere una parte del suo stipendio ai propri genitori. “Coloro che sono in disaccordo, non vengono assunti”, afferma Lu. 

Lo stipendio medio di base per chi vuole lavorare nei saloni di bellezza della compagnia è di 3mila yuan, che corrispondono all’incirca a 415 euro. Ogni mese l’azienda detrae automaticamente una quota pari al 10 per cento del salario agli impiegati che non sono sposati, mentre la tassa si riduce al 5 per cento per gli impiegati che hanno marito o moglie. La somma corrispondente viene poi depositata sul conto in banca dei loro genitori. 

Una volta che l’iniziativa è stata ripresa dai vari quotidiani locali, sono impazzate le reazioni sul web. In molti si sono opposti sostenendo che la società si è spinta ben oltre i propri limiti intromettendosi in questioni che non le spettavano. 

Un utente del sito di microblogging cinese Weibo, l’equivalente di Twitter, ha evidenziato in un post il proprio disappunto nel fatto che venga messo in relazione un valore morale come la pietà filiale con il salario percepito da ciascun impiegato.

“Gli stipendi sono per i dipendenti, non per i loro genitori. [L’azienda] dovrebbe soltanto pensare agli affari propri”. Ma alcuni si sono schierati a difesa dell’inusuale politica societaria portata avanti dalla catena di saloni di bellezza cinese.

Non è la prima volta che la pietà filiale confuciana diventa legge in Cina. Già nel 2013 il governo cinese decise di applicare una nuova norma che imponeva ai membri delle famiglie di provvedere ai bisogni morali degli anziani, e a coloro che vivevano ormai da soli di far visita spesso ai propri genitori.