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La giornata mondiale contro la pena di morte
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La giornata mondiale contro la pena di morte

In occasione della tredicesima giornata mondiale contro la pena di morte, abbiamo raccolto sei casi avvenuti nel 2015

10 Ott. 2015

Sono 58 i Paesi al mondo in cui ancora oggi è in vigore la pena di morte. Cina, Iran e Pakistan detengono il record negativo per numero di esecuzioni nel 2015.

Ci sono diverse organizzazioni non governative che si battono per la fine della pena capitale, tra cui soprattutto Amnesty international e World coalition against death penalty, grazie alla quale è stata istituita la giornata internazionale contro la pena di morte, che dal 2003 ricorre il 10 ottobre di ogni anno.

In occasione della tredicesima giornata mondiale contro la pena di morte, abbiamo riportato qui di seguito sei fra i casi di pena di morte più eclatanti avvenuti nel 2015:

1) Tsukasa Kanda, Giappone. Il 25 giugno è stato impiccato per furto e omicidio nel centro di detenzione di Nagoya. Si tratta della prima esecuzione del 2015. 

2) Zhao Zhihong, Cina. Condannato a morte a febbraio, Zhao è colpevole di dieci omicidi tra cui l’uccisione e rapimento di una donna nel 1996. La condanna è però avvenuta troppo tardi, per lo stesso caso venne infatti condannato il diciottenne Huugjilt, innocente.

3) Mahmoud Barati, Iran. Maestro delle elementari, è stato giustiziato il 7 settembre per possesso e traffico di droga. Secondo l’organizzazione no-profit Iran Human Rights, l’uomo ha confessato sotto tortura. Mahmoud ha poi cercato, inutilmente, di ritrattare quanto detto con il Tribunale rivoluzionario pakistano, aiutato anche da una lettera di confessione del vero proprietario della droga, ma niente è cambiato. 

(Nel grafico qui sotto: il numero di esecuzioni capitali dal 2007 al 2014 e del 2015, anche se solo fino ad aprile. Credit: The Economist) 


4) Shafqat Hussain, Pakistan. All’età di 14 anni, nel 2004, venne condannato per aver rapito e ucciso un bambino sparito da un appartamento del palazzo in cui Hussain lavorava come guardiano. Nonostante la vittima fosse minorenne al momento dell’accusa e la sua confessione sia stata estorta mediante tortura, la Corte di giustizia pakistana ha dichiarato non vi fossero prove per dimostrare l’età del ragazzo al momento della condanna. 

5) Ali Mohammed al Nimr, Arabia Saudita. Arrestato all’età di 17 anni per aver preso parte a una manifestazione nella provincia di Qatif, è stato condannato a morte il 27 maggio. La condanna ha provocato la reazione del gruppo hacker Anonymous che ha lanciato una campagna di denuncia online dall’hashtag #OpNimr. 

6) Hyon Yong-chol, Corea del Nord. Ex ministro della Difesa accusato di “alto tradimento, slealtà e mancanza di rispetto” verso il leader supremo Kim Jong-il, è stato giustiziato ad aprile. L’agenzia sudcoreana Yonhap riporta che l’uomo, ucciso da un plotone di esecuzione munito di armi pesanti, sarebbe colpevole di essersi addormentato durante una parata.

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