Me
Cosa è successo il 5 ottobre nel mondo
Condividi su:

Cosa è successo il 5 ottobre nel mondo

Le notizie senza giri di parole su TPI

05 Ott. 2015

Economia: dopo dieci anni di trattative, gli Stati Uniti, il Giappone e altri dieci Paesi del Pacifico hanno firmato un accordo per il commercio nella regione, che produce il 40 per cento del PIL mondiale. Il Trans-Pacific Partnership (TPP) darà il via al libero commercio tra Stati Uniti, Giappone, Australia, Brunei, Canada, Cile, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Peru, Singapore e Vietnam, abbassando le barriere tariffarie su beni e servizi scambiati. L’accordo è stato firmato ad Atlanta, negli Stati Uniti, dopo cinque giorni di negoziazioni. 

– Siria: l’Onu ha sollecitato la Russia a porre fine agli attacchi aerei in Siria, che la nazione ha cominciato a effettuare il primo ottobre scorso, perché le azioni del Paese avrebbero raggiunto un livello troppo pericoloso. Secondo Mosca, il target delle azioni militari è lo Stato islamico, ma la coalizione guidata dagli Stati Uniti accusa il governo russo di star interferendo nella guerra civile siriana, colpendo di proposito gli oppositori del governo del presidente Bashar al-Assad. Il 3 ottobre, un aereo di guerra russo è entrato nello spazio aereo turco per quello che Mosca ha definito un “errore di navigazione”. La Turchia aveva prontamente mandato dei jet da combattimento F-16 a sorvolare la zona. Secondo gli Stati Uniti, avrebbero avuto tutto il diritto di abbattere l’aereo russo. 

– Cina: almeno sei persone sono morte e 215 sono rimaste ferite nella provincia cinese di Guangdong, a sud del Paese, a causa del tifone Mujigae che ha portato con sé venti di 180 chilometri orari e forti piogge. Il tifone, il cui nome significa “arcobaleno” in coreano, è partito sabato da Taiwan e ha attraversato le Filippine, dove ha causato due vittime. Adesso si è spostato verso la provincia cinese di Guangxi. Quasi 200mila persone nel sud della Cina erano già state evacuate in previsione dell’arrivo di Mujigae.

– Nauru: il governo di Nauru, l’isola utilizzata dall’Australia come centro di detenzione offshore per i rifugiati che fanno domanda di asilo nel Paese, ha annunciato che intende porre fine alla detenzione delle circa 600 persone che ancora si trovano all’interno del centro dell’isola. Questo significa che i richiedenti asilo saranno in grado di uscire dal centro e muoversi liberamente, senza però lasciare il territorio dell’isola. “Questo è un momento storico per Nauru e rappresenta un programma ancora più compassionevole, cosa che era sempre stata l’intenzione del nostro governo”, ha dichiarato il ministro della Giustizia David Adeang. La decisione è stata presa in seguito a numerose accuse di attivisti per i diritti umani riguardo le pessime condizioni in cui venivano trattenuti i richiedenti. Tra due giorni, la Corte Suprema australiana esaminerà la legalità del ruolo dell’Australia nella questione della detenzione offshore.

– Iraq: l’Isis avrebbe giustiziato 70 membri di una tribù sunnita che si oppone alla loro ideologia, nella provincia di Anbar, nella parte occidentale dell’Iraq. Secondo il racconto fatto alla Bbc dal capo dei Al Bu Nimr, Sheikh Naeem al-Gaoud, le vittime sarebbero state uccise perché avevano legami parentali con alcuni soldati dell’esercito iracheno. La tribù era già stata vittima del gruppo estremista nel 2014, quando i combattenti dello Stato islamico avevano ucciso più di 500 suoi membri.

– Palestina: un ragazzo palestinese di 13 anni è stato ucciso con un colpo di arma da fuoco sparato da un membro dell’esercito israeliano al campo rifugiati di Aida, vicino a Betlemme, in Cisgiordania. È il secondo teenager a perdere la vita per mano delle forze dell’ordine israeliane, che la sera di domenica avevano sparato a un diciottenne palestinese durante alcuni scontri in Cisgiordania. La morte di Abdel Rahman Abdullah avviene in un periodo di altissima tensione tra israeliani e palestinesi, cominciato con l’uccisione di una coppia di coloni ebrei il 2 ottobre. “Combatterò fino alla morte contro il terrorismo palestinese”, ha dichiarato il premier israeliano Benjamin Netanyahu, annunciando nuove misure di sicurezza tra cui il divieto ai palestinesi non residenti nella Città vecchia di entrare a Gerusalemme.

– Francia: è salito a 19 il bilancio delle vittime causate dalle alluvioni che hanno colpito la Costa Azzurra la notte tra il 3 e il 4 ottobre scorsi. Continuano le ricerche dei dispersi nelle città di Anibes, Cannes e Mandelieu-la-Napoule, nel distretto delle Alpi marittime. Il Presidente francese Francois Hollande ha dichiarato lo stato di emergenza da “disastro naturale” in tutta l’area colpita. 

Segui TPI su Twitter (@tpi)

Iscriviti alla newsletter: http://goo.gl/4kGLgg

Il giornalismo richiede risorse e scegliere di mantenere gratuito l’accesso a un giornale indipendente come TPI significa dover contare anche sulla pubblicità: questa è la ragione per cui vedi tanti annunci. Se vuoi contribuire a migliorare il nostro giornale e leggere gli articoli senza pubblicità anche da mobile iscriviti a TPI Plus, basta davvero poco ➝ www.tpi.it/plus