Me
Le scuole dov’è bandita la tecnologia
Condividi su:

Le scuole dov’è bandita la tecnologia

Secondo alcune linee di pensiero, i bambini non dovrebbero avere accesso a smartphone, televisione e computer prima dell’adolescenza

01 Ott. 2015

Esiste una scuola, nel quartiere di Morden, a sudovest del centro di Londra, dove non ci sono computer, schermi, tablet e dove agli studenti che la frequentano non è consentito di utilizzare nessun tipo di tecnologia nemmeno a casa o durante le vacanze.

Si chiama London Acorn School e sorge in un parco in città, che permette ai bambini di svolgere numerose attività all’aria aperta.

Il divieto delle tecnologie è compensato da corsi che sembrano uscire da un’altra epoca: falegnameria, cucito, lavorazione dell’argilla, immaginazione, cucina e musica sono solo alcune delle materie insegnate alla Acorn School.

A frequentarla sono i figli dei cittadini britannici che ritengono che televisione, computer e smartphone nelle mani di bambini troppo piccoli possano essere deleteri e alienanti.

I genitori degli studenti non sono “fondamentalisti del no hi-tech”, possiedono cellulari, tablet e computer come la maggior parte dei londinesi, ma sono arrivati alla convinzione che sia scorretto che i bambini possano accedere a questi strumenti a partire da ogni età.

Se ci si iscrive alla Acorn School, il codice interno chiede di non utilizzare gli strumenti tecnologici nemmeno nel tempo libero, fino al raggiungimento dell’età prevista per “sbloccare” una nuova tappa di apprendimento.

A 12 anni, è la scuola stessa a utilizzare la televisione per mostrare agli allievi alcuni documentari, sempre esaminati e approvati in precedenza dai genitori, però.

A 14 anni, invece, si ha accesso al computer come strumento prettamente accademico, ma bisogna aspettare i 16 anni per poter navigare in internet.

La scuola non viene vista né dagli insegnanti né dagli studenti come un luogo di privazioni, ma come una struttura dove imparare con serenità e diventare un adulto consapevole.

Sono molti i genitori che dopo aver iscritto i propri figli a una scuola tradizionale si sono pentiti e li hanno portati alla Acorn per “disintossicarsi” da tablet e televisione. Gli studenti che accedono a questa particolare scuola dopo averne frequentata una senza “divieti tecnologici”, però, sono quelli che faticano di più a integrarsi.

Carmen è arrivata alla Acorn all’età di 11 anni e, dopo un anno di corsi, ancora risente del radicale cambiamento: “La mia amica ha un iPad – racconta al giornalista del quotidiano britannico The Guardian – e quando mi propone di giocarci, io le devo rispondere che non mi è permesso. Alcune volte mi dà fastidio non poter guardare la televisione, perché poi non posso parlare dei programmi tv insieme ai miei amici. Ma mi piace l’idea di possedere un’immaginazione che molti bambini non hanno”.

Nonostante i dubbi della bambina, i suoi genitori si dichiarano soddisfatti del nuovo metodo di insegnamento, che secondo loro ha permesso a Carmen di liberarsi di tutti i modelli sbagliati che si sentiva di dover imitare quando era televisione-dipendente. 

Nel regno Unito, il modello della Acorn School non è un’eccezione. Anche le 26 scuole del territorio che seguono le idee proposte dal filosofo austriaco Rudolf Steiner in materia di educazione vietano l’utilizzo della tecnologia nelle aule fino ai 12 anni. Questi dettami, però, sono accompagnati da aspetti mistici, che molti genitori non riescono ad accettare.

In Italia, tra scuole vere e proprie, gruppi di gioco per bambini più piccoli e associazioni pedagogiche, sono oltre 70 i centri che seguono il sistema steineriano.

Secondo questo metodo di insegnamento, diviso in settenni, il bambino deve inizialmente essere tenuto lontano da “stimoli troppo intellettuali”, come si legge nella sezione didattica del sito. Il gioco diventa il primo e più importante mezzo per conoscere il mondo. Le materie tradizionali, in questo tipo di scuola, si imparano “tramite la pratica” e l’imitazione rimane il maggiore spunto per l’apprendimento, secondo i filosteineriani. 

Nelle scuole che seguono il metodo di Steiner non ci sono voti, ma pagelle di valutazione personale che spingono l’alunno a migliorarsi, senza entrare in competizione con gli altri.

Alle superiori, gli studenti iniziano nuovi corsi come la battitura del rame, la forgia, la tessitura e ancora il cartonaggio e la scultura del legno e del marmo. Questo perché secondo la filosofia di pensiero sottesa a questi studi, “tutti siamo artisti” e non è corretto insegnare musica e disegno solo a chi è più portato di altri.

Infine gli stage curriculari, al posto di essere svolti nelle aziende, sono sviluppati all’aria aperta, essendo relativi ad agricoltura, forestazione e agrimensura –lo studio degli appezzamenti terrieri.  

Il giornalismo richiede risorse e scegliere di mantenere gratuito l’accesso a un giornale indipendente come TPI significa dover contare anche sulla pubblicità: questa è la ragione per cui vedi tanti annunci. Se vuoi contribuire a migliorare il nostro giornale e leggere gli articoli senza pubblicità anche da mobile iscriviti a TPI Plus, basta davvero poco ➝ www.tpi.it/plus