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Il club per wrestler disabili

Si chiama Doglegs, il club di wrestling di Tokyo dove i disabili possono salire sul ring per lottare tra di loro e con non disabili

Immagine di copertina

Nel cuore di Tokyo da 20 anni esiste un club di wrestling costituito per la maggior parte da persone disabili. Si chiama Doglegs e include circa 40 lottatori affetti da vari morbi: dalla sclerosi multipla ai disturbi mentali.

Affascinato dall’iniziativa, il video giornalista Heath Cozens, cinque anni fa ha iniziato ad assistere agli incontri e a realizzare un documentario intitolato Doglegs.

“Rimasi scioccato la prima volta che mi recai agli incontri”, racconta Cozens, “mi veniva da ridere ma subito dopo mi sentivo male perché stavo ridendo di persone disabili, quindi provai vergogna. Non riuscivo a capire se si trattava di sfruttamento, intrattenimento o di una semplice manifestazione di uguaglianza”. 

Il giornalista ricorda di aver pensato a una situazione di abuso, soprattutto dopo aver visto alcuni lottatori non disabili scagliarsi contro avversari disabili, fisicamente molto più deboli. Pensò anche di denunciare il fatto, ma dopo aver conosciuto i membri del club e aver iniziato a filmarli, la sua visione cambiò.

Presto si rese conto che il ring, per i combattenti, rappresentava una via di fuga dai pregiudizi della vita di tutti i giorni e il documentario, nel tempo, è diventato l’occasione per raccontare le loro vite e mettere in luce il forte contrasto tra le loro esperienze sul ring e quelle fuori da esso.

Il film, Doglegs, racconta le vicende di 5 membri del club: in particolare, la storia di Shintaro, star e fondatore del gruppo. Circa 20 anni fa, dopo una rissa con un altro disabile per una donna contesa, Shintaro realizzò insieme all’altro uomo, Kitajima, che la lotta li aveva divertiti e insieme decisero di dar vita a un club che desse la possibilità ad altri disabili di riunirsi e divertirsi insieme, lontano dai pregiudizi della quotidianità.

Oggi centinaia di persone assistono ai loro incontri in Giappone: per la maggior parte si tratta di altri disabili e dei loro cari.Tra i lottatori c’è anche Yuki Kakajima, malato di cancro e affetto da una grave depressione. Il suo nome di battaglia è “l’inconsolabile Goro” e spesso scoppia a piangere mentre combatte. Ma fuori dal ring, racconta Cozens, i lottatori scherzano tra di loro sui rispettivi handicap, sul loro aspetto, o sulle difficoltà che possono incontrare. 

È come quando vi ho raccontato di avere il cancro”, esclama Nakajima, “Shintaro ha alzato gli occhi al cielo e ha detto passami la birra. È stato fantastico”. Fuori dal ring Nakajima lavora come badante per un altro lottatore, Ooga detto “L’Amante”, colpito anni fa da una paralisi cerebrale. 

Ooga, che pesa circa 39 kg, spesso si sfida con sua moglie sul ring, nonostante lei pesi 80 kg. Durante il combattimento le gambe della donna vengono legate insieme per rendere la lotta più equa, ma lei è comunque in grado di lanciarsi sul marito, sollevarlo e buttarlo per terra. Spesso la lotta diventa particolarmente dura e dopo un incontro molto violento Ooga ha dichiarato ai microfoni di Cozens “Questo è l’unico posto dove possiamo batterci e vincere. Lotterò su questo ring finché vivrò“.

Il documentario è stato presentato pochi giorni fa al festival cinematografico Fantastic Fest di Austin, negli Stati Uniti, mentre a breve verrà proiettato in Gran Bretagna. A tal proposito l’attore inglese focomelico, Mat Fraser, ha dichiarato: “Bisogna contestualizzare Doglegs in Giappone, dove essere uomo significa essere un guerriero. Questi uomini si sentono guerrieri quando salgono sul ring. Ma il pubblico inglese non riuscirebbe a comprendere il film. Penso che sarebbe visto come un passo indietro ai tempi dei fenomeni da baraccone”.

Il regista, tuttavia, ha dichiarato che il suo intento è proprio quello di sfidare le risposte impulsive della gente su cosa sia giusto o sbagliato quando si parla di disabili e farli ricredere.