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Ricordando Caravaggio

Il 29 settembre 1571 nasceva a Milano il pittore Michelangelo Merisi, noto come Caravaggio

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Il 29 settembre 1571 nasceva a Milano il pittore Michelangelo Merisi, noto come il Caravaggio. 

Nato da genitori originari del paese di Caravaggio, in provincia di Bergamo, fino a quando non è stato trovato, in tempi recenti, l’atto di battesimo del pittore si pensava, a causa del nome con cui era conosciuto, fosse nato anche lui in quel paese.

A Caravaggio sicuramente la famiglia Merisi tornò nel 1577, quando Milano fu colpita dalla celebre epidemia di peste citata dal Manzoni, e nel 1584 fecero ritorno nel capoluogo lombardo.

Fu in questo periodo che iniziò a lavorare alla bottega del pittore manierista lombardo Simone Peterzano, originario di Venezia dove fu allievo del Tiziano. Caravaggio entrò dunque in contatto con lo stile profondamente naturalista della pittura lombarda e dell’area padana, stile che lo influenzerà per il resto della propria vita.

La pittura di Caravaggio, infatti, si è sempre basata su un rifiuto dell’idealizzazione sui canoni classici e dell’imitazione dei dipinti dei grandi pittori rinascimentali in favore, piuttosto, di una raffigurazione della natura senza particolari artifici, con tutti i suoi difetti.

Nel 1592 Caravaggio si trasferì a Roma dove la pittura più diffusa era proprio quella accademica, basata sull’imitazione di Raffaello e di Michelangelo che in città avevano lasciato il segno indelebile nei decenni precedenti.

Fu proprio alla bottega di un artista accademico, Giuseppe Cesari, noto come il Cavalier d’Arpino, che Caravaggio iniziò a lavorare a Roma.

Nel 1597 il Merisi venne introdotto al cardinale Francesco Maria Dal Monte, che lo fece entrare nella propria cerchia e lo introdusse alla nobiltà romana. La pittura di Caravaggio, per quell’ambiente, era assolutamente rivoluzionaria e fece discutere non poco.

Nel 1599 ottenne la commissione per due dipinti dedicati alla vita di San Matteo nella cappella Contarelli presso la chiesa romana di San Luigi dei Francesi, nel rione Sant’Eustachio. In queste opere vediamo tutti i tratti caratteristici della pittura caravaggesca: un forte naturalismo, lo sfondo privo di elementi decorativi e spesso semplicemente nero e la presenza di una luce proveniente dall’esterno dell’opera, da una fonte non spiegabile.

Successivamente, nel 1602, anche un terzo dipinto di questa cappella venne commissionato, il San Matteo e l’angelo. L’opera fu ben lontana dal gusto dell’epoca, e destò scandalo sia per le gambe accavallate del santo sia per il fatto che l’angelo lo aiutava a scrivere.

Non è chiaro se non fu posta sull’altare perché rifiutata o vi fu posta come opera provvisoria, si sa però che questa versione oggi risulta dispersa dopo essere stata trasferita in Germania in seguito ai danni della seconda guerra mondiale e, oggi, sull’altare è presente la seconda versione dell’opera, sempre di Caravaggio.

Successivamente ci fu un altro rifiuto di un’opera del Caravaggio, La morte della Vergine, commissionata dai Carmelitani Scalzi della chiesa di Santa Maria della Scala, a Trastevere: per ritrarre la Madonna, infatti, usò come modella il cadavere di una donna morta, come si vede dal ventre gonfio, o di parto o annegata, fatto ritenuto indecente.

Del 1601 sono le opere della cappella Cerasi di Santa Maria del Popolo a Roma, nel Campo Marzio, raffiguranti la crocifissione di San Pietro e la conversione di San Paolo.

Caravaggio aveva inoltre un carattere turbolento, che gli creò non pochi problemi con altre persone e con la legge, che culminarono nel 1606 quando, durante un incontro di pallacorda nella zona del Campo Marzio, in seguito a una discussione uccise Ranuccio Tommasoni, con il quale aveva avuto una discussione di gioco.

Per evitare di essere decapitato, Caravaggio dovette lasciare Roma. Rifugiatosi inizialmente nei feudi della nobile famiglia Colonna ai Castelli, Caravaggio fuggì a Napoli, poi a Malta e, dopo essere fuggito anche sull’isola a una condanna a morte, in Sicilia, per poi ritornare a Napoli.

Nel 1610, Papa Paolo V era sul punto di revocare la condanna a morte dell’artista il quale, per avvicinarsi a Roma, si recò a Porto Ercole dove, tuttavia, si ammalò di febbre alta cui si aggiunsero altre complicazioni e, di lì a poco, morì.

Caravaggio non ebbe allievi, ma numerosi pittori si rifecero negli anni successivi al suo stile pittorico e, per questa ragione, sono noti come caravaggeschi.

Per secoli Caravaggio non fu considerato particolarmente dalla critica, e fu riscoperto solamente alla metà del Novecento da diversi storici dell’arte a partire da Roberto Longhi.