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Il Ruanda reclude gli emarginati

Da un rapporto diffuso da "Human Rights Watch" emerge che nella capitale del Paese esiste un centro di detenzione in cui sono relegati gli esclusi dalla società

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Un rapporto realizzato dall’organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch (HRW) ha rivelato che il governo della Repubblica del Ruanda starebbe trattenendo illegalmente all’interno di un centro di detenzione non ufficiale la parte più emarginata della popolazione che vive a Kigali, la capitale del Paese. 

I detenuti vivrebbero in condizioni deplorevoli e di forte disagio, sottoposti anche a maltrattamenti e abusi da parte delle autorità del posto.  

Il centro, comunemente conosciuto con il nome di Kwa Kabuga, si trova a Gikondo, uno dei sobborghi della capitale. La struttura ha cominciato a essere utilizzata come centro di detenzione almeno dal 2005.

Il rapporto condotto da Human Rights Watch si basa su ricerche condotte nel sobborgo di Kigali tra il 2011 e il 2015 e fa seguito a diverse ricerche realizzate dalla stessa organizzazione nel 2006. 

Dal report emerge che la maggior parte delle persone trattenute all’interno del centro provengono da situazioni di povertà e emarginazione. Le politiche adottate dal governo ruandese mirano ad allontanare dagli occhi dell’opinione pubblica tutti coloro che sono considerati come scomodi ai fini dell’immagine positiva della città che il presidente del Ruanda Paul Kagame sta cercando di diffondere al mondo: poveri, senzatetto, bambini di strada, venditori ambulanti, prostitute e presunti criminali sono le principali prede delle ronde della polizia locale.

Il ministro della Giustizia Johnstone Busingye ha spesso definito la struttura come “un centro di transito”, in cui le persone sarebbero trattenute “per brevi periodi prima di eventuali misure correttive a lungo termine”.

Ma una dichiarazione di questo tipo si scontra in pieno con i dati diffusi da HRW, che ha documentato, invece, casi in cui le persone sono state trattenute illegalmente all’interno del centro anche per un periodo di nove mesi. In media,dalle persone intervistate risulta che siano state trattenute nella struttura per un periodo di circa 40 giorni. 

Nei 57 casi documentati dall’organizzazione per i diritti umani, inoltre, risulta che le autorità ruandesi hanno bloccato queste persone violando le leggi in vigore nel Paese. Tutti i detenuti sono stati trattenuti senza un’accusa precisa e senza alcuna aspettativa di essere sottoposti a regolare processo. 

Il contesto sociale all’interno delle stanze di Kwa Kabuga non appare migliore. Ex detenuti hanno raccontato di abusi quotidiani da parte della polizia o delle altre persone ospitate. Stando alle dichiarazioni di alcuni di loro basterebbe parlare a voce troppo alta o non essere in fila per andare al bagno per scatenare l’ira delle autorità lì presenti. Dal rapporto risulta che 41 dei detenuti intervistati hanno affermato di essere stati percossi, altri sette invece hanno rivelato di aver assistito ad abusi su alcuni dei loro compagni. 

Le autorità si difendono dalle accuse dichiarando che le condizioni di vita a Gikondo sono del tutto positive. Ma ancora una volta dalle pagine diffuse da Human Rights Watch emerge tutt’altro. Gli intervistati parlano di condizioni deplorevoli e degradanti e di una totale insufficienza dei beni di prima necessità: fornitura di cibo e acqua potabile non adeguata e mancanza di luoghi e mezzi per un pernottamento quanto meno dignitoso. I detenuti dormivano sul pavimento, spesso senza neppure il materasso. Quando fornito erano costretti a condividerlo per necessità con altri ospiti della struttura e la maggior parte delle volte anche con pidocchi e pulci.  

Il governo, dal suo canto, quando parla di Kwa Kabuga continua a descriverlo come un “centro di riabilitazione”, ma, anche qui, gli intervistati sostengono che l’assistenza necessaria alla loro riabilitazione è inesistente. Per di più, anche presumendo che il centro sia rifornito di personale sanitario, risulta che l’accesso ai trattamenti medici non rispetta in alcuna maniera gli standard minimi. 

Questo tipo di detenzioni arbitrarie sembrano riflettere le politiche non ufficiali adottate dal governo ruandese che cerca ad ogni costo di diffondere un’immagine della città distante da quella reale. 

“Kigali viene spesso elogiata per la sua pulizia e il suo ordine, ma la parte più povera dei suoi abitanti sta pagando il caro prezzo di questa immagine positiva”, sostiene Daniel Bekele, direttore della sezione Africa di HRW

Il presidente della Repubblica del Ruanda, Paul Kagame, è stato più volte celebrato per il progresso economico che il suo paese ha compiuto a partire dal genocidio del 1994, in cui furono uccise 800mila persone, ma se il prezzo da pagare dalla maggior parte della popolazione che solitamente è relegata ai confini della società di Kigali è così alto, sarebbe opportuno che il governo ruandese rivedesse gran parte delle sue politiche di risanamento in atto nella capitale. Anche perché, da quanto risulta dalle informazioni fornite da HRW, i detenuti di Gikondo, una volta rilasciati sono spesso riabbandonati per strada e costretti dalle autorità a lasciare la capitale.