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Quello che dovete sapere per questa giornata

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Immigrazione: per diminuire il flusso di persone in entrata nel Paese, la Croazia ha chiuso tutti i passaggi al confine con la Serbia tranne uno, invitando quest’ultima a mandare i migranti a nord, verso l’Ungheria, che però aveva chiuso la propria frontiera serba già lo scorso 15 settembre. La Serbia ha risposto con una nota diplomatica insolitamente aggressiva, in cui ha paragonato l’attuale governo croato a quello fantoccio istituito durante la Seconda guerra mondiale dai nazi-fascisti, e ponendo un divieto sull’importazione di beni croati. La Croazia ha a sua volta vietato l’accesso nel Paese a tutti i veicoli serbi. La Serbia è così isolata dai suoi partner commerciali in Europa e entrambe le nazioni stanno subendo una perdita economica dal valore di circa un milione di euro al giorno. Intanto, in Germania, il governo federale ha raddoppiato gli aiuti per gli stati regionali che dovranno accogliere i migranti da due miliardi a quattro. Berlino ha inoltre annunciato che pagherà 670 euro al mese per ogni richiedente asilo che verrà accolto. Proprio questa settimana, l’Unione europea ha finalmente trovato un accordo sul ricollocamento di 120mila migranti sul territorio. La Slovacchia, che si oppone a questa iniziativa, ha annunciato che ricorrerà legalmente contro la decisione di Bruxelles.

– Ruanda: secondo un rapporto dell’organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch (HRW) il governo ruandese starebbe trattenendo mendicanti, prostitute e senzatetto all’interno di un centro detenzioni a Kigali, la capitale del Paese. Le autorità avrebbero subito smentito il rapporto, precisando che il centro Gikondo a Kigali non è un centro di detenzione, bensì un “centro di transito”, in cui queste persone sostano di passaggio verso la riabilitazione. HRW sostiene invece che il governo le faccia rinchiudere per mantenere l’immagine della capitale più “pulita” e “ordinata”, noncurante del fatto che loro vivano poi in condizioni deplorevoli per mesi e senza alcuna accusa ufficiale.

Australia: il neoeletto Primo Ministro Malcolm Turnbull ha annunciato di voler investire circa 90 milioni di euro nella lotta contro la violenza domestica nel Paese. In particolare, il premier vuole aiutare le donne indigene che rischiano di essere vittime di violenze 34 volte in più rispetto alle altre. “Il mio sogno è che l’Australia sia nota per rispettare le donne in futuro,” ha detto Turnbull durante la conferenza stampa di giovedì. “Tutta la violenza contro le donne comincia dalla mancanza di rispetto,” ha continuato. Nel programma è previsto anche il miglioramento delle linee telefoniche di assistenza per le vittime maschili. 

Ucraina: i ribelli ucraini hanno ordinato alle agenzie Onu operanti nella regione di Luhansk, nell’est del Paese, di andare via dal territorio entro venerdì. Molte organizzazioni non governative dovranno invece fare lo stesso entro sabato. I separatisti filo-russi avevano già vietato a 10 agenzie internazionali di operare in questa parte del Paese citando alcune “violazioni”. Gran parte delle regioni di Luhansk e Donetsk sono sotto al loro controllo. Dall’inizio del conflitto nell’aprile 2014, sono morte quasi 8mila persone.

Cina: 19mila persone sono state arrestate con l’accusa di essere affiliate alla Triade – l’organizzazione criminale di stampo mafioso cinese, operativa in diverse regioni. Gli arresti sono stati effettuati nelle province di Hong Kong, Macau e Guangdong dopo un’operazione durata tre mesi, secondo quanto dichiara la stampa cinese. I crimini di cui sono accusati gli arrestati variano dal traffico di droghe, all’azzardo e la prostituzione.

Nigeria: il governo ha vietato la circolazione di macchine, trasporti pubblici, cavalli, asini e cammelli in tutto lo stato del Borno, per poter prevenire eventuali attacchi da parte dell’organizzazione estremista di Boko Haram durante i festeggiamenti della festa islamica del sacrificio – Eid al-Adha. Il divieto sarà in vigore fino a venerdì. Il Borno è lo stato in cui Boko Haram ha cominciato le sue attività terroristiche sei anni fa e dove la scorsa domenica sono morte un centinaio di persone in tre esplosioni. Dall’inizio del conflitto, hanno perso la vita almeno 17mila persone.

– Arabia Saudita: dopo la tragedia di ieri in cui hanno perso la vita 717 persone a Mina, durante una delle tappe obbligatorie del Hajj – il pellegrinaggio islamico annuale alla Mecca – il Re Salman ha chiesto una revisione delle misure di sicurezza prese per l’occasione. Ogni anno milioni di fedeli musulmani si recano nella città santa per il Hajj, mettendo a dura prova le autorità saudite che cercano in tutti i modi di ridurre il più possibile il rischio di incidenti. Il ministro della salute Khaled al-Falih ha infatti dichiarato che la calca si è creata perché molti pellegrini non hanno rispettato i tempi-limite concessi dalle autorità per i diversi rituali. Il governo saudita ha stabilito una commissione che indagherà nell’accaduto. I feriti sarebbero almeno 863.

Stati Uniti: oltre a sottolineare la necessità di abolire la pena di morte e fermare il commercio delle armi nel Paese, nel suo discorso al Congresso degli Stati Uniti, Papa Francesco ha parlato anche di immigrazione, in particolare quella tra i Paesi dell’America Latina e gli USA. Il Papa ha ricordato a tutti i presenti l’importanza di trattare i migranti “con la stessa passione e compassione con cui vorremmo essere trattati noi”, invitando il Congresso a non vederli come “numeri” ma come “persone”. Il giorno prima dello storico discorso, una bambina di cinque anni, figlia di immigrati clandestini, era riuscita a consegnare una lettera scritta a mano al Papa durante una parata. Nella lettera, Sofia Cruz parlava dei cinque milioni di bambini negli Stati Uniti i cui genitori sono a rischio deportazione, e chiedeva al pontefice di intervenire a riguardo.

Yemen: il bilancio dell’attacco di ieri alla moschea sciita al-Balili – nella capitale Sanaa, controllata dai ribelli Houthi – è salito a 25 morti e almeno 36 feriti. I due attentati suicidi avevano avuto luogo durante la preghiera del primo giorno di Eid al-Adha, la festa islamica che ricorda il sacrificio di Abramo. Un primo kamikaze si era fatto saltare in aria all’interno della moschea, e mentre i fedeli correvano verso l’esterno, un secondo aveva fatto lo stesso, nei pressi del cancello d’ingresso. Secondo il capo della sicurezza di al-Balili, i terroristi avevano nascosto gli esplosivi nelle scarpe. Le esplosioni sono state rivendicate dall’organizzazione estremista Stato Islamico, che da mesi ha intensificato gli attacchi contro la comunità sciita dello Yemen. Nel Paese è in corso una guerra civile tra ribelli sciiti Houthi e il governo ufficiale del Presidente Hadi, riconosciuto a livello internazionale. Solo da marzo avrebbero perso la vita nel conflitto quasi 4.200 persone, secondo i dati forniti dalle Nazioni Unite.

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