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Cosa è successo il 18 settembre nel mondo

Le notizie senza giri di parole su TPI

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Immigrazione: il premier croato avvisa l’Europa che non ha alcuna intenzione di lasciare che il suo Paese diventi “una zona calda per i migranti”, e sta dirigendo il flusso di persone in arrivo a nord, verso Ungheria e Slovenia. In due giorni, sono entrati quasi 14mila richiedenti asilo in territorio croato. L’Ungheria sta accusando la Croazia di incoraggiamento a commettere “crimini di massa” e la Slovenia di star infrangendo le regole dell’Unione europea e della zona Schengen, alla quale però il Paese non appartiene. La polizia turca, intanto, ha chiuso il confine con la Grecia nella città di Edirne, dopo un tentativo di attraversamento da parte di centinaia di migranti. La Germania, che ha recentemente reintrodotto i controlli alla frontiera, sostiene che un voto di maggioranza al vertice straordinario sull’immigrazione che si terrà il 23 settembre, dovrebbe bastare per ufficializzare le quote di migranti per ciascun Paese. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, nel 2015, 473mila migranti hanno attraversato il Mediterraneo per venire in Europa, di cui 180mila sono siriani. 

– Israele: il governo del Paese ha convocato le truppe di riserva per aiutare a mantenere l’ordine a Gerusalemme, che questa settimana è stata al centro di violenti scontri tra forze dell’ordine israeliane e giovani palestinesi. Soltanto nella giornata di oggi sarebbero rimasti feriti quattro poliziotti e almeno sette palestinesi. Le proteste sono cominciate il 13 settembre, quando la polizia israeliana ha fatto irruzione nella moschea di Al-Aqsa, il terzo luogo più sacro dell’Islam, alla ricerca di alcuni ragazzi accusati di aver lanciato pietre e di essersi barricati dentro. Proprio per paura di rappresaglie contro le forze dell’ordine israeliane, è proibito agli uomini palestinesi sotto ai 40 anni di età di entrare nel luogo sacro.

– Siria: il segretario della Difesa americano Ashton Carter e quello russo Sergei Shoigu hanno discusso al telefono per circa 50 minuti riguardo alla situazione in Siria. Nonostante i due Paesi abbiano posizioni diametralmente opposte sull’operato del governo di Bashar al-Assad, secondo un comunicato stampa il dialogo sarebbe stato positivo. Gli Stati Uniti e alcuni alleati continueranno con le operazioni aeree contro l’Isis in Siria, senza creare alcun fraintendimento con la Russia, che ha delle truppe nel territorio. È il primo contatto tra i due Paesi dopo che il conflitto in Ucraina aveva congelato i rapporti un anno fa.

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