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La chirurgia plastica in Afghanistan non è soltanto questione di estetica

La ricerca dei canoni di bellezza internazionali non è sempre una scelta: per la minoranza etnica degli hazara rappresenta un modo per fuggire dalle discriminazioni

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Per decenni, l’Aghanistan è stato tormentato da una guerra dopo l’altra: prima gli inglesi, poi i sovietici, i talebani, gli americani e di nuovo i talebani. L’Afghanistan non sa cosa significhi la pace e i suoi abitanti, in particolar modo le donne, non hanno mai avuto il tempo di preoccuparsi di questioni legate al loro aspetto fisico. Fino ad oggi.

In un Paese dove il salario medio è di circa 30 euro al mese, se non ti piace il tuo naso, te lo tieni, tranne se fai parte di quella piccola élite afghana che si può permettere il lusso di cambiarlo. La rinoplastica è infatti la chirurgia estetica più diffusa tra gli afghani. Da quando ha aperto il suo studio medico a Kabul nel 2013, il Dottor Abdul Ghafar Ghayur ne ha eseguite oltre 500.

La maggior parte delle persone che si fanno ricostruire il naso appartengono alla minoranza etnica hazara, fisicamente caratterizzata da un naso più schiacciato e largo rispetto agli altri.

Gli hazara sono sempre stati discriminati dalla popolazione e perseguitati dai talebani in quanto sciiti.

Molti osservatori esterni hanno visto lo sviluppo della chirurgia estetica nell’Afghanistan come un sintomo dell’emancipazione delle donne in un periodo di relativa pace. Quello che è passato inosservato è il fatto che la maggior parte dei pazienti del dottor Ghayur e dei suoi colleghi, sono membri della comunità hazara che hanno sentito il bisogno di cancellare dal proprio volto la propria identità etnica.

La chirurgia plastica in Afghanistan non è soltanto questione di estetica, infatti, ma anche di etnia, classe sociale e standard di bellezza.

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Fino a pochi anni fa, gli interventi di chirurgia plastica erano principalmente richiesti per trattare gli infortuni causati da decenni di guerre, ma adesso la domanda sta crescendo. Le donne cercano lifting, rinoplastiche e liposuzioni, e gli uomini tatuaggi di sopracciglia e trapianti di capelli.

I prezzi possono essere fino a dieci volte più bassi di quelli europei, ma, secondo Ghayur, non tutti i chirurghi che svolgono interventi di questo genere in Afghanistan sono abilitati a farlo. Questo aumenta il lavoro per lui, che a volte si ritrova a dover correggere “nasi sbagliati”.

L’ossessione dell’élite afghana con la chirurgia estetica gioca a favore di alcuni: i soldi guadagnati soddisfando i gusti estetici degli afghani più ricchi, permettono al dottor Ghayur di eseguire interventi chirurgici a costi ridottissimi, a volte anche grauitamente, per i pazienti più poveri.

“Se un paziente viene da me e dice che può pagare solo cento dollari, io posso fare l’intervento per cento dollari. O venti, o trenta. Perché se decidessi di aspettare che il paziente abbia i soldi necessari veramente, potrebbe non avere più alcuna possibilità di salvezza,” ha raccontato all’agenzia di stampa Reuters.

Molti pazienti che entrano nel suo studio portano cicatrici di guerra e malattie sul proprio corpo. Vengono dalle aree più povere e remote del Paese, e spesso sono in gravi condizioni.

L’accesso alla chirurgia è estremamente limitato in Afghanistan, dove vi è una grave carenza di capacità chirurgiche di emergenza all’interno degli ospedali provinciali e distrettuali. In questo contesto, lo studio di Ghayur a Kabul – dove i medici, guidati da un senso di dovere civico, cercano di colmare le lacune enormi di un sistema sanitario pubblico tutto da ricostruire – sembra offrire una piccola speranza per il futuro della medicina afghana.

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