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A Venezia 72 tappeto rosso per il primo film italiano

Al Festival del Cinema di Venezia arriva l'ora delle pellicole made in italy con L'Attesa , l'esordio alla regia di Piero Messina.

Immagine di copertina

L’attesa è finita. Al Festival del Cinema di Venezia è l’ora degli italiani. La responsabilità dell’esordio è di Piero Messina, che debutta alla regia con il film L’attesa.

Noto più per essere stato l’assistente alla regia di Paolo Sorrentino in This Must Be the Place e La Grande Bellezza che per i suoi cortometraggi, il regista siciliano ha ammesso che “se non fosse stato presentato qui a Venezia 72, il film avrebbe avuto più difficoltà ad essere visto”. Ecco l’eterna storia dell’allievo che vuole emanciparsi dal maestro.

Forse Messina ha ragione, non tutti ne saremmo stati attirati ma, profetico forse anche il titolo del lavoro, l’attesa era tale che la sala era piena. Apprezzamenti e applausi non sono mancati. Ai giornalisti che insinuavano “copiasse” la tecnica del maestro Sorrentino, il 35enne ha risposto con ironia: “Sono tutti svolazzi miei”.

Il primo dei quattro film italiani in concorso – domani tocca a The Bigger Splash di Luca Guadagnino, poi sarà la volta di Sangue del mio sangue di Marco Bellocchio e chiuderà Per amor vostro di Giuseppe Gaudino – si allontana dal filone realistico che ha fin ora caratterizzato gli altri lavori di questa 72esima edizione della Mostra. L’attesa vuole dimostrare che anche una verità improbabile può diventare reale se condivisa da molti.

Tutto nasce da un incontro casuale e da una lunga fase di scrittura. “Iniziai a pensare a questo film nel 2006, a Parigi – spiega Messina – quando durante una cena un mio amico mi raccontò la storia di un suo conoscente che si ostinava a negare la morte di una persona cara. Gli amici intorno a lui, in maniera velata e rispettosa, evitavano di parlarne. Era come se non fosse mai accaduto”. Riflettendo su questo fatto, il regista ha plasmato la storia. È vero ciò che è vero oppure ciò che vogliamo credere che sia vero?

C’è nell’aria una sorta di “pensiero magico” che permette di sopportare l’insopportabile, sostiene l’attrice francese Juliette Binoche, protagonista del film insieme alla connazionale Lou de Laâge. Accanto a loro, gli attori Giorgio Colangeli, Domenico Diele, Antonio Folletto e Corinna Lo Castro. Un ruolo di primo piano spetta alla Sicilia – terra natale del regista – con i suoi odori, i suoi tempi lunghi, le sue abitudini.

Ecco infine la trama. Il film è la storia dell’attesa di un miracolo – come sottolineano le note di Waiting for a miracle di Leonard Cohen – in una grande villa di Caltagirone, nel ragusano. Una madre e una fidanzata aspettano il ritorno di un ragazzo. Mentre scorrono i giorni che precedono la Pasqua, Anna (Juliette Binoche) non trova il coraggio di dire a Jeanne (Lou de Laâge) che il figlio non tornerà, e pian piano si abitua alla presenza di questa giovane donna e alla vita che ha riportato nella casa.

L’attesa è un film ben scritto e ben girato ma dai toni gravi. Una pellicola fatta di silenzi, di assenze, di spiritualità e con un ritmo narrativo non proprio incalzante. Forse davvero, come diceva Messina, al di fuori del Festival di Venezia non molti lo andranno a vedere.

(In basso, il trailer del film “L’attesa”)