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Cosa è successo il 4 settembre nel mondo
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Cosa è successo il 4 settembre nel mondo

Le notizie senza giri di parole su TPI

04 Set. 2015

Guatemala: Otto Pérez Molina, di 64 anni, era il presidente del Paese fino a ieri, quando le sue dimissioni sono state accettate dal congresso con un voto di 118 favorevoli e 0 contrari. Oggi, il giudice Miguel Angel Gálvez ha ordinato che Molina fosse rinchiuso nel carcere militare di Matamoros, a Città del Guatemala, per tutta la durata delle udienze preliminari. Molina è accusato di essere coinvolto in uno scandalo di corruzione da milioni di dollari che ha portato alle dimissioni di altri sei membri del suo governo. Intanto, nel Paese si è tenuta la cerimonia di giuramento del vice-presidente Alejandro Maldonado, che prenderà il posto di Molina fino al termine del mandato previsto per gennaio. 

– Yemen: 22 soldati degli Emirati Arabi Uniti sono morti combattendo contro i ribelli houthi nella provincia di Marib, a circa 120 chilometri a est della capitale Sanaa, secondo i media nazionali. I soldati sono stati uccisi dall’esplosione di un deposito di armi, causata dal lancio di un razzo da parte dei ribelli. Anche il Bahrain ha annunciato la morte di cinque membri del suo esercito al confine tra lo Yemen e l’Arabia Saudita, che sta guidando la coalizione internazionale contro i ribelli houthi. Dall’intervento della coalizione a marzo ad oggi, l’Onu dichiara che negli scontri sono morte circa 4.500 persone, di cui almeno 2.110 civili. 

– Sierra Leone: soli cinque giorni dopo l’annuncio dell’inizio del conto alla rovescia di 90 giorni – necessario per ufficializzare la fine dell’epidemia dell’ebola nel Paese – quasi mille persone sono state messe in quarantena in seguito alla morte di una donna di 67 anni, che è risultata positiva ai test per la malattia. Più di 11mila persone, di cui 4mila soltanto in Sierra Leone, sono morte dallo scoppio dell’epidemia nell’Africa occidentale.

 Ungheria: migliaia di migranti, principalmente provenienti dalla Siria e diretti in Germania, si sono incamminati verso il confine ungherese con l’Austria, dopo essersi rifiutati di rimanere nei campi profughi allestiti per loro nel Paese. Intanto, il governo ha approvato una legge di emergenza che prevede il dispiegamento delle forze militari lungo i confini di stato e fino a tre anni di carcere per chi entra illegalmente in Ungheria.

Tagikistan: scontri nei pressi della capitale Dushanbe hanno causato la morte di 17 persone. In una dichiarazione rilasciata a un’agenzia di stampa statale, il ministero degli Interni ha detto che un “gruppo criminale organizzato”, guidato dall’ex vice ministro della della Difesa Aduhalim Nazarzoda, avrebbe lanciato degli attacchi armati contro due palazzi del governo, causando la morte di otto membri della polizia. Gli Stati Uniti hanno chiuso la loro ambasciata nel Paese. Le tensioni sarebbero dovute alle recenti polemiche sul ruolo dell’Islam nella vita pubblica del Tagikistan, a maggioranza musulmana ma da sempre laico secondo la Costituzione.

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