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In fondo alla miniera

La disoccupazione in Kirghizistan alimenta la diffusione delle miniere di carbone illegali. Una fotografa polacca ha voluto documentare il dramma di questa realtà

Immagine di copertina

Oggi il Kirghizistan, una nazione prevalentemente montuosa, è uno dei Paesi più poveri del mondo: la maggioranza della sua popolazione, composta da cinque milioni di abitanti, è disoccupata. Molti residenti di ex città minerarie nel sud del Kirghizistan non hanno avuto altra possibilità che scendere nuovamente nelle miniere abbandonate a estrarre carbone. Il rischio è molto alto e il guadagno basso.

I minatori si calano ad una profondità che va dai 20 ai 60 metri con strutture pericolanti, residui del periodo sovietico della nazione. Se crolla un tunnel, non c’è alcuna speranza di salvezza. Inoltre, la mancanza di un’adeguata ventilazione all’interno delle cave aumenta il rischio di rimanere intossicati dal metano.

Gli apaches – il soprannome che gli hanno dato gli abitanti dei villaggi vicini – lavorano circa 10 ore al giorno per vendere 70 chili di carbone per poco più di 2 euro sul mercato nero.

La fotografa polacca Magdalena Borowiec ha voluto documentare il dramma di questi minatori.