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La segregazione razziale negli Stati Uniti d’America negli anni Sessanta

In occasione dell’anniversario del discorso ‘I Have a dream’, alcune immagini d'archivio documentano le violenze e i torti subiti dagli afroamericani negli anni Sessanta

Immagine di copertina

Oggi, 28 agosto 2015, ricorre il 52esimo anniversario dal celebre discorso “I have a dream”pronunciato da Martin Luther King al Lincoln Memorial di Washington, negli Stati Uniti d’America.

All’epoca il pastore statunitense era già impegnato da più di dieci anni nella lotta contro le leggi che discriminavano le comunità afroamericane negli Stati Uniti d’America.

A partire dal 1964, le leggi razziali iniziarono a essere abolite con diversi provvedimenti legislativi. Dapprima fu concesso un accesso paritario alle scuole, ai mezzi e alle strutture pubbliche. Nel 1965 fu concesso loro anche il diritto di voto.

Durante gli anni Sessanta non ci furono però soltanto movimenti di disobbedienza pacifica come quelli promossi da Martin Luther King: in molte città si verificarono difatti rivolte e scontri armati tra polizia e cittadini afroamericani.

Le foto d’archivio che abbiamo raccolto, e già pubblicate dal magazine Americansuburbx (ASX), documentano le violenze che scoppiarono durante le ribellioni popolari di quegli anni e altre pratiche discriminatorie da parte dei cittadini bianchi nei confronti dei neri. Le immagini sono state scattate negli anni Sessanta in diversi città degli Stati Uniti d’America.

La segregazione razziale prima del 2000 

Il fatto più famoso di disobbedienza civile da parte di un componente della comunità afro-americana si verificò il primo dicembre del 1955. L’attivista Rosa Parks, tornando verso casa su un autobus, rifiutò di alzarsi per cedere il suo posto a un uomo bianco. Per questo motivo, la donna venne arrestata dalla polizia.

Un anno più tardi, il 4 giugno 1956, una corte distrettuale degli Stati Uniti d’America emanò una sentenza che dichiarava anticostituzionale la segregazione razziale sugli autobus di linea urbani. Neri e bianchi potevano così occupare gli stessi posti senza distinzioni. Inoltre, fino al 1964 erano proibiti e legalmente non validi i cosiddetti matrimoni misti, quelli cioè formati da coppie in cui uno dei membri aveva il colore della pelle diverso da quello del partner.

La situazione oggi 

Ogni anno l’organizzazione no-profit National Urban League pubblica The state of Black America, un documento che offre un quadro generale sulla situazione della comunità afro-americana negli Stati Uniti d’America.

Secondo i dati del 2015, nell’indice di uguaglianza tra bianchi e neri – su una scala che rappresenta la comunità bianca con il numero 100 – la comunità afro-americana si attesta a 72,2. Per quanto riguarda invece l’accesso al mondo del lavoro il numero scende ulteriormente a 55,8 mentre l’indice che rappresenta la giustizia sociale resta a 64.

La tematica della differenza di trattamento tra cittadini bianchi e neri era tornata sulle testate internazionali ad agosto 2014, quando un ragazzo afro-americano venne ucciso dalla polizia a Ferguson, un sobborgo di Saint Louis, nello stato del Missouri.

All’omicidio seguirono disordini e proteste nei confronti della polizia locale, accusata di disparità di trattamento nei confronti degli abitanti afroamericani. Nonostante a Ferguson la percentuale di bianchi costituisse il 33 percento della popolazione totale, al tempo dell’omicidio solo un membro del consiglio comunale era nero.

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