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Il rituale alternativo alle mutilazioni genitali femminili

Nel mondo sono almeno 100 milioni le ragazze che hanno subìto una mutilazione, di cui il 90 per cento in Africa. Ora un nuovo rito tribale vuole invertire questa tendenza

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Nice Nailantei Leng’ete è una ragazza maasai di 24 anni, cresciuta in un villaggio rurale su un pendio del monte Kilimangiaro, in Kenya. I suoi genitori sono morti quando aveva 7 anni.

Quando ne ha compiuti 9 è scappata di casa ed è riuscita a sfuggire all’infibulazione genitale femminile, la pratica a cui viene sottoposta la maggior parte delle bambine di quell’età nel suo e in molti altri villaggi del Kenya.

Questa usanza tribale si tramanda da moltissime generazioni in 27 Paesi africani e in alcune parti del Medio oriente. Alle ragazze viene tagliato il clitoride durante un rito tribale, detto rituale di passaggio, che dura tre giorni e, oltre al taglio, prevede danze, balli e canti. 

Oggi però in Kenya molte ragazze non subiscono più l’infibulazione perché si celebra un rituale di passaggio alternativo, molto simile a quello tradizionale, ma senza il taglio: le ragazze vengono svegliate nella notte, lavate, vestite e portate lontano dalla loro casa per prestare giuramento su un libro, benedette da una penna.

Per i tre giorni precedenti alla cerimonia, le ragazze riceveranno lezioni di educazione alla sessualità, sensibilizzazione su Aids e Hiv e diritti umani.

Il rituale di passaggio alternativo è stato inaugurato tre anni fa da Amref, un’organizzazione internazionale che promuove il diritto alla salute in Africa.

Il 28 agosto si terrà in Kenya il più grande rito di passaggio alternativo mai celebrato finora, al quale parteciperanno 1.200 ragazze maasai e oltre 350 leader locali che hanno sostenuto il progetto.

Sono oltre 7.000 le ragazze che da tre anni hanno partecipato alle cerimonie organizzate da Amref. Ciononostante, le mutilazioni genitali femminili sono ancora un problema molto diffuso nel continente africano.

Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono tra 100 e 140 milioni le bambine, ragazze e donne nel mondo che hanno subito una forma di mutilazione genitale.

Se non ci sarà una riduzione della pratica, il numero delle ragazze mutilate ogni anno rischia di crescere dai 3,6 milioni del 2013 ai 6,6 milioni entro il 2050.

Molte tribù non rispettano le ragazze che non aderiscono a questo rito: il fatto che sia tramandata da così tante generazioni giustifica il dolore che provoca, e fa si che sia considerata giusta.

Questa convinzione è così diffusa che persino in Europa le famiglie che hanno origini africane tornano a casa per praticare il rito o cercano di compierlo nel Paese in cui vivono. Secondo il Parlamento europeo, in Europa sono 500mila le donne che hanno subìto le mutilazioni genitali.