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Migliaia di migranti sfondano la frontiera tra Grecia e Macedonia

Una marea umana composta da migranti ha forzato il cordone della polizia macedone al confine con la Grecia. Nei forti scontri sono rimasti coinvolti anche bambini

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Sabato 22 agosto migliaia di migranti hanno provato a raggiungere temporaneamente la Macedonia attraverso il confine meridionale con la Grecia. Nella giornata di ieri, venerdì 21 agosto, le autorità macedoni avevano risposto a questi tentativi da parte dei migranti lanciando gas lacrimogeni. Almeno dieci persone sarebbero rimaste ferite negli scontri, in cui sono rimasti coinvolti diversi bambini.

Da almeno due mesi la Macedonia si trova ad affrontare un ingente flusso di migranti – si stimano circa 44mila persone – che stanno facendo letteralmente di tutto pur di raggiungere la Serbia, attraverso la Macedonia, per poi arrivare nel nord Europa sconfinando in Ungheria, che appartiene all’area Schengen e fa parte dell’Unione europea. L’arrivo in Ungheria permetterebbe ai migranti di potersi spostare liberamente nella maggior parte dei Paesi dell’Ue senza dover attraversare ulteriori frontiere.

I migranti provengono da Paesi in guerra, come Siria e Iraq, o colpiti da povertà e instabilità. Nel corso delle ultime due settimane, il numero di migranti che ogni giorno è entrato in Macedonia è stato pari a circa 1.500 persone (a maggio erano 200, in media). Intanto il governo macedone ha dichiarato lo stato di emergenza e ha bloccato le frontiere al confine con la Grecia. 

Nella giornata di oggi, sabato 22 agosto, le forze di sicurezza macedoni avevano deciso di far passare un gruppo di migranti, inclusi bambini, attraverso il confine. Tuttavia un numero ben superiore di persone ha poi tentato di rompere il cordone della polizia, generando panico e caos tra la folla. Le autorità macedoni avrebbero dovuto far passare attraverso il confine alcuni migranti per lasciare loro prendere le coincidenze dei treni diretti in Serbia e nel resto d’Europa.

Qui sotto una mappa che mostra i flussi migratori attraverso la Macedonia. Credit: The Economist