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La Cecenia lontano dai riflettori

A prima vista, la Cecenia sembra risorta dalla ceneri. In realtà, è un Paese dove la corruzione dilaga e il governo opprime i dissidenti

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Quando si è trovata per l’ultima volta sotto i riflettori internazionali, la Cecenia era completamente distrutta. Dal 1999 al 2009 la Russia condusse una feroce campagna militare contro i separatisti ceceni. La capitale, Grozny, fu messa in ginocchio dal più grave attacco aereo e di artiglieria sferrato in Europa dopo la seconda guerra mondiale.

La Cecenia, ufficialmente parte integrante della Federazione Russa, già dalla fine del 1700 rivendicava l’indipendenza dall’impero zarista. Ma la Russia non ha mai voluto cedere alle sue spinte indipendentiste: ricca di petrolio e di gas naturale, la Cecenia è un territorio strategico, perché vi passano gli oleodotti e i gasdotti che collegano il Mar Nero al Mar Caspio.

Dalla ritirata dell’esercito russo nel 2009, la Cecenia sembra risorta dalla ceneri, quasi per miracolo. “Le strade sono state ricostruite. I muri crivellati di proiettili sono un ricordo lontano. Nuovi edifici a più piani si stagliano nel cielo. Parchi giochi in stato impeccabile sono gremiti di bambini. Una gigantesca moschea in marmo risplende nella notte”, scrive il giornalista Reuters Maxim Shemetov.

Mosca ha investito miliardi di rubli nella ricostruzione della Cecenia. Oggi si vanta di aver rimosso ogni traccia del movimento insurrezionale e separatista che negli anni Novanta umiliò l’esercito russo.

Su quelle che un tempo erano le rovine di Piazza Minutka, nel centro di Grozny, dove nel gennaio 1995 una colonna di carri armati russa fu quasi completamente distrutta dai ribelli ceceni, adesso si trovano ottimi bar dove giovani con giubbotti di pelle e donne col capo coperto mangiano sushi e usano i loro iPhone.

Eppure, dietro le apparenze, si nasconde una realtà meno rosea. Nel Paese la corruzione è dilagante e il potere è gestito da un regime oppressivo. Le redini del Paese sono nelle mani di Akhmad Kadyrov, un leader fantoccio filo-russo imposto dal Cremlino.

“Kadyrov e i suoi subalterni negano qualsiasi coinvolgimento in soprusi, omicidi e scomparse, ma è risaputo che i suoi oppositori vengono misteriosamente uccisi e spariscono senza lasciare traccia”, scrive il fotoreporter Shemetov.

Alcuni attivisti per i diritti umani sostengono che Kadyrov sia implicato in vari omicidi, da quello della giornalista russa dell’opposizione, Anna Politkovskaya, a quello degli esiliati ceceni in Austria e Turchia. Kadyrov ha sempre negato.

La Cecenia è tornata brevemente sulle prime pagine dei giornali il 15 aprile 2013, quando Dzhokhar e Tamerlan Tsarnaev – due fratelli ceceni, entrambi estremisti islamici – fecero esplodere una bomba alla maratona di Boston, uccidendo tre persone e ferendone 234.

La Cecenia è una provincia prevalentemente musulmana. Ora le spinte indipendentiste sono state placate, ma il Paese è diventato terreno fertile per l’estremismo islamico. I sostenitori di questa corrente hanno portato le violenze anche ad altre zone della Russia e potrebbero aver svolto un ruolo significativo nella radicalizzazione degli attentatori di Boston.

Per tentare di limitare l’influenza dei ribelli islamisti e raccogliere consensi tra i musulmani più devoti, Kadyrov ha vietato l’alcol e il gioco d’azzardo e ha promosso la poligamia e la prassi del volto coperto per le donne. 

Nonostante la pace ritrovata, le condizioni di vita in alcune parti del Paese restano drammatiche. Fuori dal centro di Grozny, nelle aree rurali, il tasso di disoccupazione raggiunge quasi l’80 per cento. Molti migrano a Grozny per cercare lavoro, ma si lamentano del fatto che i posti sono riservati ai membri del clan di Kadyrov o ai suoi sostenitori.

Per questo molti ceceni sognano di partire. Rukiyat Arsayeva si è recata a Grozny per richiedere un passaporto, con la speranza di poter andare in Europa. Racconta al fotoreporter Shemetov che le sue due figlie hanno bisogno di cure mediche. Una, quattordicenne, era appena nata quando rimase ferita all’addome durante un raid aereo russo. L’altra, oggi ventenne, è sorda da quando è piccola, a causa dell’esplosione di un missile.