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Dentro il Ku Klux Klan

Il fotografo Johnny Milano è riuscito a ritrarre da vicino alcune comunità del Ku Klux Klan, gruppo estremista che rivendica la supremazia dei bianchi sui neri

Immagine di copertina

Uno dei loro simboli sono le croci infuocate, originariamente usate per intimorire e minacciare la comunità afroamericana. Si vestono con delle tuniche bianche con dei cappucci che ne nascondono i visi e sostengono in maniera esplicita la supremazia dei bianchi sui neri.

Il Ku Klux Klan (KKK), gruppo statunitense noto per le storiche violenze contro gli afroamericani, aveva circa sei milioni di affiliati negli anni Venti. Al giorno d’oggi i membri vanno dai duemila ai tremila e sono divisi in 72 sottogruppi, secondo il Southern Poverty Law Centre, organizzazione no profit che monitora i gruppi estremisti e lotta contro le discriminazioni e il razzismo. 

A 150 anni dalla fine della guerra civile americana, la teoria della supremazia dei bianchi continua a esser ben radicata negli Stati Uniti, soprattutto tra le fasce marginali della società. 

Il fotografo freelance Johnny Milano, di 26 anni, ha avuto occasione di osservare da vicino alcune comunità del Ku Klux Klan e ritrarre alcuni momenti intimi dei loro incontri per una serie fotografica pubblicata da ReutersDue dei gruppi con cui il fotografo è entrato in contatto sono i Nordic Order Knights e i Rebel Brigade Knights, entrambi affiliati al Ku Klux Klan. 

Milano racconta di aver avuto notevoli difficoltà nell’accedere agli incontri privati di questi gruppi. Le foto sono parte di un progetto foto-giornalistico e di un documentario, avviati nel 2012 e portati avanti per oltre un anno. Il progetto, dice Milano, serve a testimoniare che “la storia non si cancella facilmente”.

Negli Stati Uniti, le tensioni razziali sono aumentate negli ultimi mesi, specialmente dopo la sparatoria nella chiesa di Charleston, nello stato americano della Carolina del Sud, dove lo scorso 18 aprile hanno perso la vita nove persone di colore. L’attacco era a sfondo razziale e l’omicida, Dylan Roof, un ragazzo bianco di 21 anni, poco prima della sparatoria aveva sventolato la bandiera confederata. 

La bandiera confederata, o sudista, era il simbolo degli stati schiavisti del sud ai tempi della guerra di secessione americana. Il 9 luglio del 2015 il parlamento della Carolina del Sud ha approvato una legge per rimuovere la bandiera confederata dagli uffici governativi.

Il gruppo Loyal White Knights, che ha sede a Pelham, nella Carolina del Nord, ed è affiliato al Ku Klux Klan, il 18 luglio ha organizzato un raduno per protestare contro la rimozione del simbolo.