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In Colombia è stata trovata una fossa comune con i corpi di centinaia di vittime

Nella fossa potrebbero trovarsi i corpi di 90-300 persone, uccise nel 2002. Le vittime sono soprattutto civili

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Carol Vanesa aveva 17 anni quando scomparve, il 25 ottobre 2002. Aveva chiamato sua madre, Margarita Restrepo, prima di incontrare alcuni amici in un quartiere alla periferia di Medellín, nel nord della Colombia. Dopo quella telefonata, si persero le sue tracce.

Secondo quanto riporta Al Jazeera, Vanesa è una delle decine di migliaia di persone scomparse negli ultimi 50 anni, nel corso della guerra tra l’esercito colombiano, il gruppo armato rivoluzionario delle Farc e i paramilitari.

Le vittime di sparizioni forzate in Colombia, a causa del conflitto e delle lotte tra cartelli della droga rivali, sono oltre 92mila. Di almeno 72mila persone non è stata mai trovata alcuna traccia.

“Il problema delle persone scomparse in Colombia è tanto diffuso quanto silenzioso”, ha dichiarato Jordi Raich, direttore della delegazione colombiana del comitato internazionale della Croce Rossa. “Il dolore e l’incertezza in cui vivono i familiari delle persone scomparse, che non sanno dove sono i resti dei loro cari, è qualcosa di inaccettabile”.

A 13 anni di distanza, la madre di Vanesa non ha ancora perso la speranza di poter trovare e seppellire degnamente il corpo della figlia. E a ogni nuova scoperta di cadaveri e fosse comuni, Restrepo spera si tratti della volta buona.

Il 27 luglio un team di esperti forensi ha ritrovato una fossa comune a La Escombrera, in una discarica alla periferia della città di Medellín. Tra i 90 e i 300 corpi potrebbero trovarsi sotto 24mila metri cubi di detriti. Se il numero dei cadaveri fosse confermato, sarebbe la fosse comune più grande mai scoperta nel Paese e una delle poche che si trova in un’area urbana. Solitamente si trovano infatti in mezzo alla giungla o nelle campagne.

Secondo gli investigatori, le vittime – quasi tutte civili – sarebbero state uccise dall’esercito colombiano e dai paramilitari nel 2002, durante una delle fasi più intense del conflitto, poco dopo l’elezione del presidente conservatore Alvaro Uribe.

Nell’ottobre del 2002 Uribe lanciò l’operazione Orión, per scacciare i ribelli marxisti delle Farc dal quartiere Comuna 13, alla periferia di Medellín. Dopo l’intervento dell’esercito il quartiere fu occupato da paramilitari di destra che, con la complicità dei militari e di forze di sicurezza addestrate dagli Stati Uniti, furono responsabili di uccisioni indiscriminate di sospetti ribelli e civili innocenti.

Pochi giorni prima della scomparsa, Vanesa e la sua famiglia si erano trasferite dalla Comuna 13 a un altro quartiere di Medellín, per sfuggire alle violenze. La madre le aveva raccomandato di non ritornare indietro, ma la ragazza aveva disubbidito al consiglio materno. Con Vanesa, scomparvero anche altri due suoi amici.

Diversi combattenti, tra cui Diego Fernando Murillo – ex leader di un cartello della droga colombiano ed ex capo delle forze paramilitari Auc (Forze unite di autodifesa della Colombia) – hanno confessato che i corpi furono seppelliti nella discarica di La Escombrera.

Secondo quanto riporta Al Jazeera, le indagini e gli scavi potrebbero tuttavia essere rallentati, perché nel quartiere operano diverse gang criminali, i cui appartenenti parteciparono al massacro del 2002.