Me

Dentro le carceri del Sudamerica

Il fotografo italiano Valerio Bispuri ha viaggiato attraverso tutto il Sudamerica per oltre 10 anni, visitando 74 carceri, per raccontare il mondo dei detenuti

Immagine di copertina

Valerio Bispuri è un fotografo italiano. Ha impiegato dieci anni per realizzare la sua serie Encerrados – che in italiano si traduce con la parola Rinchiusi – durante i quali ha viaggiato per tutti i Paesi del Sudamerica, visitando complessivamente 74 carceri. Il suo viaggio è scaturito dal desiderio di raccontare un continente attraverso il mondo dei detenuti. 

Bispuri sostiene che le carceri siano un riflesso della società, uno specchio di ciò che accade in un Paese. I prigionieri, che spesso vivono in condizioni infraumane, sono costretti a costruire un nuovo equilibrio partendo da zero, facendo scandire il tempo secondo ritmi nuovi e diversi. Abituarsi, per esempio, a dormire in una cella con altre diciotto persone in uno spazio che in teoria potrebbe ospitarne solo quattro e dividendo un bagno, un buco nel corridoio. 

Il sovraffollamento delle carceri in Sudamerica deriva dall’altissimo tasso di violenza e narcotraffico, solo alcune fra le numerose attività illegali fiorenti nella regione. In dieci anni, il fotografo ha visto di tutto. Innumerevoli sono i modi per passare il tempo, a volte si formano bande che si scannano tra loro utilizzando quello che trovano in carcere, quali vecchie tubature. Altri giocano a pallone, alcune donne si truccano come se potessero uscire per andare a una festa.

Come se di un’invisibile gerarchia si trattasse, all’interno delle carceri comanda chi ha più potere e chi ha più soldi, spiega Bispuri. Le donne in carcere possono tenere i loro figli con sé solo fino ai quattro anni, poi vengono dati in affidamento. Le donne non hanno diritto a visite intime, durante le quali poter avere rapporti sessuali con i propri compagni, al contrario dei detenuti uomini. 

E Bispuri, in questi suoi dieci anni, ha vissuto tanto. Un bacio rubato a una detenuta nella biblioteca di un carcere femminile in Ecuador; le sacche di urina che gli tirarono alcuni detenuti arrabbiati per le sue foto, sempre in Ecuador; la minaccia di un coltello puntato sul collo; ma anche i sorrisi dei ragazzi che non perdono la speranza. In un’occasione, Bispuri fu salvato da un ragazzo che era finito dentro per spaccio di cocaina, che con un urlo lo avvisò della siringa di sangue infetto che stavano per iniettargli. 

Bispuri ha visitato le carceri dell’Ecuador, del Perù, della Bolivia, dell’Argentina, del Cile, dell’Uruguay, del Brasile, della Colombia e del Venezuela, entrando in contatto con carcerati e guardie, paura e rabbia, speranza e sfiducia.