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I piccoli fabbricanti di seta

La produzione di seta in Veneto rallentò nettamente nel dopoguerra. Un fotografo italiano ne ha documentato la produzione in un centro di Padova

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Nel nord del Veneto, i bachi da seta si nutrono di foglie di rovo. Alimentano loro stessi la speranza che l’antica industria della seta possa ravvivarsi in Italia. Le fabbriche di seta in Veneto chiusero i battenti per via del boom economico del dopoguerra, seguito da una forte urbanizzazione. 

La produzione serica italiana è nulla in confronto alle 130mila tonnellate di seta che la Cina ha prodotto solo nel 2013, secondo quanto riporta l’International Sericultural Commission, l’organizzazione internazionale che si occupa dello sviluppo dell’industria serica. Secondo Reuters oggi l’Italia importa la maggior parte della seta dalla Cina.

L’industria della seta ebbe origine in Cina. I bachi da seta e le tecniche di produzione si estesero solamente in seguito in Europa e in Asia attraverso la via della seta, snodo commerciale tra l’impero cinese e quello romano, raccontata dal viaggiatore italiano Marco Polo nel suo testo Il milione, risalente al 1298.

In Italia la seta arrivò solo intorno all’anno Mille. Il picco di produzione della seta venne raggiunto intorno al 1800 con un totale di 60mila tonnellate di bozzoli. Il fotografo italiano Alessandro Bianchi ha documentato il lavoro di un’azienda serica dei giorni nostri a Padova. Ad oggi la Cina produce circa l’85 per cento della seta nel mondo, secondo l’International Sericultural Commission.