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La crisi greca vista dall’isola di Lesbo

Il fotoreportage di Leonardo Cini e Zoe Zizola da Lesbo, l'isola greca alle prese con la crisi finanziaria e un flusso di immigranti sempre più significativo

Immagine di copertina

La posizione geografica dell’isola di Lesbo, in Grecia, la rende una meta particolarmente conveniente per chi cerca di raggiungere l’Europa. Nel punto più vicino, l’isola dista solamente 13 chilometri dalla Turchia – un’inezia in confronto alla traversata di 300 chilometri che separa Lampedusa dalle coste libiche.

Per meno di 1.400 euro si può essere traghettati su un gommone da Smirne o dalla costa del golfo di Edremit alle spiagge nel nord dell’isola. Si calcola che dei 68mila migranti approdati in Grecia, più della metà abbiano scelto quest’itinerario.

Oggi, secondo le stime, sono in media 400 i rifugiati che ogni giorno sbarcano a Lesbo, dove vivono circa 90mila abitanti. In un’intervista, il sindaco dell’isola di Lesbo Spyros Galinos ha descritto così la situazione: “Ogni giorno è come se un nuovo piccolo paesino nascesse”. “Se il flusso non si arresterà, non ce la faremo,” aggiunge Galinos.

Agli inizi di una stagione turistica giù compromessa dalla crisi del debito pubblico, Lesbo è alle prese con una folla stremata che l’accoglienza greca non è in grado di contenere. Secondo un recente rapporto di Amnesty International, quest’ondata di arrivi sta portando un sistema di accoglienza già inadeguato al punto di rottura. “Le condizioni nei centri di detenzione sono di molto inferiori agli standard nazionali e internazionali, e potrebbero qualificarsi come trattamenti inumani e degradanti”, precisa lo stesso rapporto.

Il reportage di Leonardo Cini dall’isola di Lesbo