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L’altra faccia del Brasile

Il Brasile non è solo sinonimo di droga e la violenza. Esistono molte città tranquille dove i bambini giocano felici in strada. Il reportage dalla città di São Luís

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Una donna si affaccia ogni mattina sul marciapiede di una stradina di São Luís, in Brasile. Si siede a terra e suona la chitarra. Non vuole soldi, non chiede nulla, non parla con nessuno. Per lei c’é solo la sua musica. Una bellissima straniera: così l’ha soprannominata il fotografo e architetto francese Johann Bertelli, che vive a Parigi, ha visitato São Luís sei volte e se n’é innamorato.

São Luís è una delle città più antiche del Brasile, ha oltre 400 anni. Si trova nel nordest del Paese, nello stato federale brasiliano Maranhao, che è fra i più poveri del Brasile. Il centro storico della città, ricco di edifici risalenti all’epoca coloniale francese, è patrimonio dell’umanità dell’Unesco dal 1997.

Le persone che hanno un reddito più alto vivono sulla costa, in un’altra parte della città. Coloro che non se lo possono permettere sono rimasti nel centro storico, in mezzo alle rovine architettoniche. Gli anziani si siedono sui marciapiedi per giocare a domino, mentre sorseggiano una Antarctica ghiacciata, la birra brasiliana. Altri preferiscono un rinfresco dal nome insolito, la Guaraná Jesus. Il tempo scorre lento, mentre i bambini si riversano in strada a giocare.

“Non è come le favelas. Tutti hanno una visione molto statica del Brasile, i media stessi si concentrano solamente sui problemi, sulla violenza e sulla droga che attanaglia la regione”, spiega Bertelli. “Non è così in tutto il Brasile, esistono città tranquille, seppur abbandonate a se stesse, proprio come São Luís”.