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La furia del tifone Chan-Hom in Cina

A causa del tifone, l'11 luglio in Cina quasi un milione di persone sono state costrette a lasciare le proprie case

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Per dodici giorni, dal 30 giugno al 12 luglio, il tifone Chan-Hom si è abbattuto sulle coste dell’Asia orientale e del Pacifico occidentale. Secondo le stime dell’osservatorio meteorologico statunitense Joint Typhoon Warning Center, il tifone ha raggiunto la sua massima intensità il 10 luglio, quando ha colpito l’isola giapponese di Miyakoyima. 

Le città cinesi di Uuìan e Zhousha, a sud di Shanghai, durante il passaggio del tifone sono rimaste completamente isolate: l’11 luglio le autorità hanno sospeso più di cento treni e aerei. Anche navi e traghetti sono rimasti bloccati.  Le autorità cinesi hanno comunicato che non ci sono state vittime, ma le forti piogge e i venti a 173 chilometri all’ora hanno danneggiato 81.460 ettari di coltivazioni.

Come misura preventiva, nella provincia di Zhejiang, nell’est del Paese, il governo ha fatto evacuare quasi un milione di persone dalle proprie case. Il tifone ha attraversato anche le Filippine, il Giappone, Taiwan e la Cina, per poi dirigersi verso la regione russa di Vladivostok. Nelle Filippine cinque persone sono morte a causa della tempesta, mentre in Giappone 20 persone sono rimaste ferite.