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Il bambino eroe dimenticato dal governo indiano

Quando aveva 12 anni identificò i responsabili degli attentati di Nuova Delhi nel 2008. Oggi, nonostante le promesse del governo per ricompensarlo, vive ancora in strada

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Rohit era un ragazzino di 12 anni che si guadagnava da vivere vendendo palloncini in strada, all’angolo tra Barakhamba Road e la brulicante Connaught Place, a Nuova Delhi.

All’epoca, viveva con i suoi parenti – una famiglia di senzatetto emigrata dallo stato del Maharashtra, nell’India occidentale – su un marciapiede nel centro di Nuova Delhi. Poi, per qualche tempo, la sua vita sembrava aver preso una piega diversa.

Era il pomeriggio del 13 settembre 2008 quando, nell’arco di mezz’ora, cinque ordigni sincronizzati a bassa intensità detonarono in varie zone nel centro della capitale indiana, uccidendo oltre 30 persone e ferendone almeno 100.

Rohit era proprio lì, all’angolo di Connaught Place. Vide con i suoi occhi due uomini barbuti vestiti di un kurta nero – il lungo camicione tradizionale – scendere da un’auto e sistemare degli oggetti nei cestini della spazzatura a Central Park, una zona sempre gremita di persone e turisti.

Un quarto d’ora più tardi ci furono due violente esplosioni. Senza temere per la sua incolumità o quella dei suoi familiari, Rohit si fece avanti offrendo un sostanziale contributo alle indagini. Grazie alla sua testimonianza e alle dettagliate descrizioni fornite, la polizia riuscì a tracciare un identikit e ad arrestare i due sospetti terroristi, affiliati agli Indian Mujahideen (Im), che avevano rivendicato gli attacchi.

Altri quattro ordigni furono disinnescati e Rohit, dal marciapiede che era la sua casa, divenne un eroe nazionale. Qualche mese dopo, durante le celebrazioni del 26 gennaio che si tengono ogni anno per celebrare l’entrata in vigore della costituzione che sancisce la nascita ufficiale Repubblica indiana, Rohit fu insignito dal presidente indiano con la medaglia al coraggio, per il suo ruolo cruciale nelle indagini.

L’allora premier dell’India Manmohan Singh gli conferì un attestato di riconoscimento, mentre il governo mise il giovane eroe sotto protezione 24 ore su 24.

“Alla sua famiglia, però, che ha continuato a vivere in strada, non è stato garantito nessun tipo di tutela o aiuto”, sottolinea Sunil Kumar Aledia, attivista, difensore dei diritti dei senzatetto e fondatore del Centre for Holistic Development (Chd), che si occupa dello sviluppo delle persone in difficoltà, in particolare i senzatetto.

Quello stesso anno Rohit fu accolto nella casa-famiglia di Salaam Baalak Trust, un’Ong indiana che si occupa dei bambini di strada a Delhi e Mumbai, fondata nel 1988 dalla madre della regista Mira Nair, dopo il successo del film Salaam Bombay che esplorava, appunto, la difficile realtà dei bimbi di strada in chiave romantica.

Rohit ha così imparato a leggere e scrivere e, sponsorizzato dal governo, ha potuto iscriversi al National Institute of Open Schooling, dove ha frequentato regolarmente le lezioni, fino allo scorso marzo.

Dopo sette anni, è stato costretto a tornare a vivere in strada. Ha compiuto 18 anni e la Ong Salaam Baalak Trust non può più tenerlo nella sua Apna Ghar. È il regolamento, anche se avrebbero fatto volentieri un’eccezione.

Rohit è tornato a vivere sul marciapiede di fronte all’Hanuman Mandir e spera di poter finire gli studi e trovare così un lavoro che gli permetta una vita migliore, per sé e la sua famiglia.

“Avevano promesso di aiutarmi a completare gli studi e trovare un lavoro, ma non hanno mantenuto la parola data”, ha dichiarato Rohit al quotidiano The Hindu.

Tutto ciò che chiede è un posto dove vivere, per potersi preparare agli esami di ottobre e superare così la 12esima classe (che corrisponde alla nostra maturità ed è il requisito minimo per un lavoro dignitoso) e garantirsi un futuro migliore. Ma è molto difficile se non hai un posto dove stare, all’infuori del marciapiede.

“Il ragazzo ha bisogno di noi: dobbiamo assicurarci che lasci la strada e abbia un effettivo supporto nel completare la sua formazione e trovare un impiego che gli permetta di riscattarsi socialmente”, spiega Sunil Kumar Aledia, “Sarebbe una vergogna nazionale se non riuscissimo a prenderci cura di lui”.

Anche se ogni mese il governo spende 90mila rupie – circa 1.200 euro – per la sua sicurezza, con tre poliziotti che si danno il turno, le promesse fatte all’eroe degli attentati del 2008 sono state dimenticate.

* Rohit è un nome di fantasia.