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La street art a Roma negli anni Novanta

Un libro ripercorre attraverso alcuni scatti la storia della street art a Roma durante gli anni Novanta

Immagine di copertina

Qualcuno li vede come una forma d’arte, altri come un atto di vandalismo: i graffiti realizzati con la bomboletta spray sui muri delle città hanno sempre mosso un certo fascino verso un gran numero di persone, prima ancora che questa forma d’arte venisse fortemente rivalutata, tanto da essere frequentemente esposta nei musei e che i suoi autori fossero acclamati dal grande pubblico.

A Roma, negli anni Novanta, la street art era un fenomeno underground, che non godeva dell’ampia visibilità di oggi. Le leggi erano molto permissive e poco applicate, fatto che è rimasto tale fino ai primi anni successivi al 2000.

Il fenomeno, a Roma, era tipico della subcultura hip-hop e rap, dei cosiddetti b-boy, come si definivano e si definiscono tuttora alcuni aderenti a questa subcultura.

Il mondo della street-art a Roma è stato raccontato da Ceremony, un libro fotografico con testo scritto da Simone Pallotta, curatore della mostra svoltasi nel 2014 From street to Art, tenutasi a New York e dedicata al mondo della street art italiana.

In queste immagini, tutte in bianco e nero, si gruppi di ragazzi che realizzano i graffiti, mentre girano la città, scrivono sui muri o semplicemente si riposano stando insieme. Ragazzi talvolta con passamontagna neri e tute dell’Adidas, tratti caratteristici della loro subcultura, che con la loro bomboletta dipingono i muri dei lungolinea ferroviari.