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Il lusso della fame

Quello che spendiamo per oggetti superflui, in altre parti del mondo può servire a sopravvivere per diversi giorni. Le foto di una campagna virale sull'ineguaglianza

Immagine di copertina

Tirinti Letonginei è una donna appartenente all’etnia dei Samburu, discendenti dal popolo dei Masai, e vive nel nord del Kenya. Ha circa 40 anni e nove figli, ma solo uno di loro va a scuola. Non ha soldi per pagare i libri per gli altri. Nel 2005, a causa di un’ondata di siccità i suoi sette asini – la sua proprietà di maggior valore – morirono.

Da allora la sua vita è ancora più difficile e ogni giorno Tirinti deve camminare a piedi per chilometri per prendere l’acqua, da un lago lontano dal villaggio in cui vive. Tirinti è una delle donne che hanno posato per la campagna Small change, big difference – Piccoli cambiamenti, grande differenza – dell’ong Cordaid, un’organizzazione umanitaria olandese che lavora in 38 Paesi del mondo in Asia, Africa, Medio Oriente e America Latina.

Tra i vari progetti dell’ong, ci sono programmi di piccola imprenditoria e l’introduzione di nuove tecniche agricole per migliorare la resistenza delle colture alla siccità. La campagna Small change, big difference fu realizzata nel 2007 con l’agenzia pubblicitaria Saatchi & Saatchi. Ritrae donne e uomini Samburu posare come fossero modelli, ed elenca i prezzi degli oggetti o degli indumenti che indossano per metterli a confronto con il costo dei beni di prima necessità.

“Volevamo puntare l’attenzione sul fatto che spendiamo i soldi così facilmente nella nostra vita quotidiana, ma quegli stessi soldi possono fare un’enorme differenza per le persone che vivono in parti del mondo dove ci sono emergenze umanitarie”, spiega Judith Maat nel sito di Cordaid.

La campagna raccolse da subito commenti e opinioni contrastanti, ma fu solo otto anni più tardi, a partire dal febbraio del 2015, che divenne virale sui social media. Dopo essere state postate da alcuni canadesi, le immagini rimbalzarono su Twitter e ci fu una reazione a catena: oggi hanno raggiunto almeno 42 milioni di persone.

“La forza della campagna risiede nel fatto che ridicolizza l’ineguaglianza, una questione seria che è ancora presente ai giorni nostri come lo era allora. Queste immagini – artistiche, bellissime, provocatorie, coraggiose e sprezzanti – hanno ancora la stessa potenza che avevano otto anni fa”, si legge nel sito di Cordaid.