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La diretta sul referendum in Grecia

Il 5 luglio il 61,3 per cento dei cittadini greci ha votato no al referendum, rifiutando le proposte dei creditori internazionali

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Domenica 5 luglio circa 9,9 milioni di greci sono stati chiamati a votare tramite un referendum per decidere se accettare o meno il piano proposto dai creditori internazionali. 

Nonostante i sondaggi prima del voto avessero pronosticato un testa a testa tra i due fronti, la maggior parte dei cittadini greci ha votato no, rifiutando le proposte dei creditori internazionali sul debito greco. Alla fine dello spoglio, il no ha vinto con il 61,3 per cento, contro il 38,7 per cento del sì. 

Il 30 giugno la Grecia non ha versato la rata del prestito di 1,6 miliardi di euro al Fondo monetario internazionale ed è così diventata il primo Paese insolvente dell’Unione europea. Tecnicamente il default non è automatico, ma la Grecia si ritrova ora vicinissima al fallimento e – finché il debito non sarà ripagato – non potrà accedere a ulteriori prestiti del Fondo monetario internazionale.

Se i greci avessero votato  (in greco NAI), avrebbero accettato nuovi tagli a pensioni e salari in cambio del rinnovo degli aiuti dei creditori (Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale e Unione europea)

In tutta la Grecia ha vinto il fronte del no. Qui sotto i risultati finali pubblicati dal ministero degli Interni:


Il punto sul referendum del 5 luglio

La mattina del 6 luglio il ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis ha annunciato le dimissioni, per poter aiutare il primo ministro greco Alexis Tsipras a trovare un accordo con i creditori internazionali. 

Alla fine dello spoglio, il no – ovvero il fronte che ha rifiutato le proposte dei creditori internazionali – ha vinto con il 61,3 per cento, contro il 38,7 per cento del sì.  L’affluenza è stata al 62,4 per cento e i voti invalidi sono stati il 5,80 per cento del totale.

Il 5 luglio migliaia di manifestanti anti-austerity sono scesi nelle piazze di Atene e di altre città greche, per festeggiare il risultato del referendum.

Il primo ministro greco Alexis Tsipras e il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis hanno ringraziato i greci per la scelta “coraggiosa”.

Reazioni negative sono invece giunte dai leader europei. Il vice-cancelliere e leader social-democratico tedesco Sigmar Gabriel ha detto che sarà difficile negoziare un terzo bailout per la Grecia. La Commissione europea tuttavia ha dichiarato che il risultato del referendum verrà rispettato.

Dopo lo spoglio del 70 per cento dei voti, quando era ormai chiara la vittoria del no, il leader dell’opposizione ed ex premier greco Antonis Samaras, del partito conservatore Nuova Democrazia, ha annunciato le dimissioni. 

La Grecia si ritrova ora in una difficile situazione. Le banche, chiuse il 29 giugno scorso, sono a corto di liquidità e presto potrebbero esaurire gli ultimi fondi rimasti. Nel corso della notte tra il 5 e il 6 luglio, il governo greco dovrebbe ha incontrato i vertici delle banche greche per discutere possibili soluzioni.

La Banca centrale greca potrebbe chiedere alla Banca centrale europea nuovi fondi d’emergenza, ma secondo quanto riporta il quotidiano britannico The Guardian gli analisti finanziari prevedono che questa richiesta non sarà accettata. Un economista contattato da The Guardian ha inoltre predetto che c’è il 75 per cento di possibilità che la Grecia lasci l’eurozona, mentre altri sono più scettici e pensano che sia ancora possibile trovare una soluzione.


Tutti gli aggiornamenti

08.00: il ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis ha annunciato le dimissioni, per poter aiutare il primo ministro greco Alexis Tsipras a trovare un accordo con i creditori internazionali.

01:00: lo spoglio dei voti è terminato. Ha vinto il no con il 61,31 per cento (3.558.450 voti), contro il sì al 38,69 per cento (2.245.537 voti). L’affluenza è stata al 62,4 per cento e i voti invalidi sono stati il 5,80 per cento del totale.

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24.15: il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha confermato che i leader dell’Eurogruppo si incontreranno martedì per discutere la situazione in Grecia.

24.00: lo spoglio dei voti è quasi terminato. Con il 92 per cento dei voti contati, il no si attesta al 61,33 per cento. Affluenza al 62,4 per cento.

23.00: In un appello alla nazione, il premier greco Alexis Tsipras ha detto che il referendum di oggi dimostra che la democrazia non può essere ricattata e che i greci hanno preso una decisione coraggiosa, che cambierà il dibattito politico in Europa. Ha inoltre ammonito che non esistono soluzioni semplici, ma che si può trovare una soluzione giusta, se entrambi i fronti lo vogliono.

Il premier greco ha detto che le trattative con i creditori riprenderanno lunedì 6 luglio, con l’obbiettivo di far tornare la situazione nelle banche greche alla normalità e di discutere la ristrutturazione del debito. 

“Oggi festeggiamo la vittoria della democrazia, domani inizia il lavoro duro”, ha detto Tsipras, annunciando che avrebbe chiesto al presidente della repubblica di organizzare un incontro con tutti i leader politici greci, per ascoltare le diverse posizioni e trovare insieme una via d’uscita alla crisi.

22.30: con lo spoglio all’80 per cento, il fronte del no si conferma al 61,5 per cento.

22.15: il leader dell’opposizione ed ex premier greco Antonis Samaras, del partito conservatore Nuova Democrazia, ha annunciato le dimissioni. 

22.00: è stato contato oltre il 70 per cento delle schede. Il fronte del no conferma il netto vantaggio, con il 61,5 per cento. Affluenza al 61,2 per cento.

21.45: il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha dichiarato: “I greci hanno detto no a cinque anni di austerità: (…) Il voto di oggi è un  a un’Europa più democratica e rafforza la protezione che la Grecia può dare ai suoi cittadini”.

21.20: secondo alcuni media greci, il primo ministro greco Alexis Tsipras avrebbe telefonato ad alcuni leader europei, tra cui il presidente francese Francois Hollande. Alcuni riferiscono che Tsipras abbia contattato anche il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi.

21.15: è stato contato oltre il 50 per cento delle schede. Il fronte del no è in netto vantaggio, con il 61,26 per cento.

21.00: Gli elettori più giovani sono stati decisivi per il vantaggio del no: il 67 per cento dei giovani ha votato contro le proposte dei creditori internazionali. Tra i più anziani, la percentuale scende al 37 per cento. 

20.45: il ministro del Lavoro greco Panos Skourletis ha commentato i primi risultati, che danno il no in netto vantaggio, dicendo che “il governo può giocare ora una carta molto forte per continuare le negoziazioni con i creditori”.

20.15: è stato contato il 35 per cento delle schede. Il fronte del no è ancora in netto vantaggio, con oltre il 60 per cento.

20.00: secondo il ministro dell’Interno greco il fronte del no vincerà con il 61 per cento.

19.50: è stato contato il 20 per cento delle schede. Il fronte del no è in netto vantaggio, con il 60,49 per cento.

19.24: con lo spoglio al 10 per cento, in Grecia il no è in vantaggio con il 59,95 per cento. Qui sotto le prime proiezioni ufficiali del ministero dell’Interno greco:

19.10: secondo quanto riferisce l’agenzia giornalistica Reuters, la Banca centrale greca chiederà alla Banca centrale europea dei fondi d’emergenza per aiutare gli istituti bancari greci, che stanno velocemente esaurendo la loro liquidità. 

19.00: il 6 luglio, alle ore 18.30, la cancelliera tedesca Angela Merkel incontrerà a Parigi il presidente francese Francois Holland, per discutere i risultati del referendum in Grecia

18.45: Helena Smith, giornalista del quotidiano britannico The Guardian, riferisce che numerosi bancomat hanno esaurito i contanti disponibili. Le banche erano state chiuse il 29 giugno, per evitare la fuga incontrollata di capitali, ed è stato imposto un limite di 60 euro al giorno per i prelievi dai bancomat. 

18.30: le sei principali reti televisive greche hanno predetto che vincerà il no.


18.00: in Grecia sono stati chiusi i seggi. Secondo il quotidiano greco Kathimerini l’affluenza alle urne è stata alta, intorno al 64 per cento. La soglia del quorum era stata fissata al 40 per cento.

17.30: il ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis ha detto all’emittente televisiva Cnbc che la Grecia potrebbe raggiungere un accordo con i suoi creditori entro 24 ore, se vincesse il no.

16.50: secondo quanto riferisce il quotidiano svizzero Neue Zürcher am Sonntag Zeitung, la Grecia vuole proporre un’amnistia per i greci che hanno evaso le tasse aprendo conti bancari in Svizzera. La Grecia è così disperata, secondo quanto scrive il giornale svizzero, che vorrebbe condonare gli evasori che accettano di pagare il 21 per cento del reddito non dichiarato. Nelle banche svizzere potrebbero esserci tra i due ai 200 miliardi di euro appartenenti a evasori fiscali greci.

16.15: secondo quanto riferisce il giornalista della Bbc Robert Peston, il ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis questa sera, dopo la chiusura delle urne, incontrerà Yannis Stournaras, il governatore della banca centrale greca. 

14.50: le conseguenze del voto di oggi, secondo gli analisti della Royal Bank of Scotland.


Chi può votare?

I seggi hanno aperto alle 7 del mattino (6 ora italiana) e sono stati chiusi alle 19, con i primi risultati previsti intorno alle ore 21. 

I cittadini aventi diritto al voto erano quasi 9,9 milioni. Per 110mila giovani (55.206 maschi e 53.165 donne) appena diventati maggiorenni questo è stato il primo voto. Gli espatriati non hanno potuto votare dall’estero ma in molti hanno deciso di tornare in Grecia in occasione del referendum.

A due giorni dal referendum, il 3 luglio, ad Atene sono state organizzate due manifestazioni contrapposte: sono scesi in piazza sia 22mila cittadini a favore del sì – ovvero coloro che vogliono approvare il piano dei creditori – sia 25mila sostenitori del no, che invece hanno raccolto l’invito del primo ministro greco Alexis Tsipras a rifiutarlo.

Qui sotto: un cittadino greco al voto ad Anogenia, nell’isola di Creta. Credit: Reuters

Le critiche al referendum

Il referendum è stato indetto nella notte tra il 26 e il 27 giugno, in seguito al fallimento delle trattative sulla rinegoziazione del debito con i creditori. Tsipras ha abbandonato il tavolo delle trattative con i creditori internazionali, dicendo che le loro condizioni avrebbero acuito i problemi sociali ed economici della Grecia.

Il testo della domanda del referendum è stato criticato perché è tecnico e non di immediata comprensione: “Deve essere accettato l’accordo proposto dalla Commissione europea, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale – presentato dall’Eurogruppo il 25 giugno 2015 – e composto da due parti che costituiscono una proposta unificata? Il primo documento si intitola ‘Riforme per il completamento dell’attuale programma e oltre’ e il secondo ‘Analisi preliminare per la sostenibilità del debito”. A questa domanda i cittadini possono rispondere con un sì o un no.

Il referendum inoltre non è stato considerato valido dal Consiglio d’Europa, organizzazione internazionale che monitora il rispetto dei diritti umani nei suoi 47 stati membri e il cui parere non è vincolante. Secondo il Consiglio d’Europa, il referendum non rispetta gli standard internazionali perché è stato convocato in tempi troppo ristretti.

Il 3 luglio il Consiglio di stato greco, la suprema corte amministrativa del Paese, ha respinto il ricorso contro il referendum presentato da due persone, decretando che – nonostante il voti riguardi una questione fiscale – non è anti-costituzionale. 

Qui sotto: il testo del referendum:


L’appello del premier greco Alexis Tsipras

Il primo ministro greco Alexis Tsipras ha chiesto ai greci di votare no, senza cedere all’ultimatum dei creditori. Un’eventuale vittoria sarebbe un voto di fiducia nei confronti del suo partito Syriza e potrebbe rafforzare la posizione di Atene durante le trattative con i creditori. Secondo il primo ministro greco, le riforme imposte dai creditori sono “un ricatto per far accettare severe e umilianti misure di austerità senza fine, e senza la prospettiva di poter crescere socialmente ed economicamente”.

Il pomeriggio del 1 luglio, in un appello alla nazione trasmesso dall’emittente televisiva Ert, Tsipras ha inoltre sottolineato che rifiutare le proposte non significa uscire dall’euro e dall’Europa, ma anzi “riavvicinarsi ai valori europei”. 

“Nessuno può ignorare il messaggio di autodeterminazione delle persone che prendono il proprio destino nelle proprie mani”, ha detto Tsipras dopo aver votato al referendum il 5 luglio. “La democrazia ha sconfitto la paura e l’autodeterminazione delle persone sconfiggerà la propaganda della paura”.

Qui sotto: il primo ministro greco Alexis Tsipras al momento del voto


La reazione dei leader europei

I leader europei hanno ammonito la Grecia, dicendo che votare no al referendum, rifiutando la proposta dei creditori, significherebbe uscire dall’eurozona e non risolverebbe la crisi economica del Paese.

Secondo il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, nel caso vinca il no la Grecia si ritroverebbe in una posizione indebolita al tavolo delle trattative, posizione che in ogni caso resta difficile anche nel caso in cui vinca il .

Jerome Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo – il centro di coordinamento europeo che riunisce i ministri dell’Economia e delle Finanze dell’eurozona – ha detto che, indipendentemente dal risultato del voto del referendum di domenica, la Grecia ha intrapreso un “sentiero molto pericoloso”.

Il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, nonostante avesse tenuto una linea dura sulla Grecia nei giorni scorsi, ha detto che c’è ancora la possibilita di assegnare fondi di emergenza alla Grecia per pagare i funzionari pubblici e garantire che i servizi pubblici – come trasporti, ospedali e rete elettrica – non vengano interrotti. Pur difendendo la linea europea contraria al referendum, Schulz – in un’intervista al quotidiano tedesco Die Welt – ha detto che “non abbandoneremo i greci al loro destino”.

A differenza degli altri leader e politici europei, il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon ha invece espresso la sua solidarietà con Tsipras, dicendo che le proposte offerte dalla cosiddetta Troika – il Fondo monetario internazionale, la Banca centrale europea e la Commissione europea – sono una “inequivocabile imposizione di ulteriori tagli e politiche di austerity che non hanno risolto i problemi del Paese” e chiedendo di discutere una rinegoziazione del debito greco.

Tsipras e il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis hanno criticato i leader europei per aver seminato il panico e creato inutili allarmismi. Varoufakis ha inoltre accusato i creditori internazionali di essere dei veri e propri “terroristi” e ha dichiarato che presenterà le dimissioni in caso vinca il sì.

Il referendum determinerà l’uscita dall’euro?

Nonostante il voto tecnicamente non riguardi la cosiddetta Grexit – l’uscita della Grecia dall’eurozona – in molti hanno interpretato il referendum come un voto sulla moneta unica. Se i greci rifiuteranno le proposte dei creditori, è più probabile che la Grecia sia costretta a uscire dall’eurozona e tornare alla dracma oppure a una valuta parallela.

Le conseguenze del voto del 5 luglio, tuttavia, sono imprevedibili. La consultazione popolare infatti è stata indetta dal governo greco in modo unilaterale e potrebbe non essere considerata valida dai governi europei.

Lo stesso Tsipras inoltre non ha detto chiaramente cosa succederà dopo il referendum.Il premier greco inoltre ha continuato a trattare con i rappresentanti dell’Eurogruppo e il 30 giugno ha chiesto di attivare un nuovo piano di salvataggio e di ricevere 29,1 miliardi di euro nei prossimi due anni. Per ricevere questi fondi, Tsipras ha detto di essere pronto ad accettare la maggior parte delle condizioni previste dall’ultimo piano dei creditori internazionali.

Tuttavia, ha richiesto alcuni cambiamenti, tra cui mantenere la riduzione del 30 per cento sull’Iva nelle isole greche e posticipare sino a ottobre l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni. Un’ulteriore problema dipende dal fatto che la proposta dei creditori su cui verte il referendum tecnicamente non è più valida.

La proposta del 25 giugno scadeva infatti il 30 giugno, data in cui Atene non è riuscita a ripagare l’ultima rata del prestito ai suoi creditori. Quindi, anche se i greci dovessero accettare la proposta, non è garantito che i leader europei vogliano mantenere le stesse condizioni proposte il 25 giugno.

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