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Le notizie di oggi

Quello che dovete sapere per questa giornata

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Grecia: il Consiglio di Stato – la suprema corte amministrativa del Paese – oggi dovrebbe decretare se il referendum del 5 luglio, con cui i cittadini greci decideranno se accettare o meno le proposte dei creditori internazionaliè costituzionale o meno.

Intanto nella giornata di oggi ad Atene sono state organizzate due manifestazioni contrapposte: scenderanno in piazza sia i cittadini a favore del – ovvero coloro che vogliono approvare il piano dei creditori – sia quelli del no, che invece hanno raccolto l’invito del primo ministro greco Alexis Tsipras a rifiutarlo. I leader europei hanno ammonito la Grecia, dicendo che votare no potrebbe significare uscire dall’eurozona e non risolverebbe la crisi economica del Paese. Qui il punto su cosa sta succedendo in Grecia.

Siria: ribelli siriani, guidati da gruppi islamisti, hanno lanciato un’offensiva per riconquistare i quartieri settentrionali della città di Aleppo, nel nord del Paese, attualmente sotto il controllo delle forze governative fedeli al presidente Bashar al-Assad. Secondo quanto riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani, i ribelli hanno sparato dei razzi e dei missili, a cui l’esercito siriano ha risposto con dei raid aerei. Almeno quattro civili e cinque ribelli sono morti negli scontri, mentre oltre 70 persone sono rimaste ferite.

Nigeria: quasi 150 persone sarebbero state uccise da presunti miliziani del gruppo estremista di Boko Haram, in una serie di attacchi nello stato del Borno, nel nordest della Nigeria. Secondo alcune testimonianze, uomini armati avrebbero attaccato il villaggio di Kukawa la sera del 2 luglio, uccidendo 97 persone, tra cui donne e bambini. Il giorno prima, i miliziani avrebbero ucciso altre 48 persone in due villaggi vicino alla città di Monguno, di recente passata sotto il controllo di Boko Haram. Amnesty International denuncia che dal 2009, quando Boko Haram ha lanciato la sua offensiva, sono state uccise almeno 17mila persone, la maggior parte civili.

Isis: i miliziani dell‘Isis hanno razziato e rubato reperti di antichi siti archeologici “su scala industriale” e li stanno vendendo nel mercato nero dell’arte e dell’antiquariato, secondo quanto ha riferito Irina Bokova, direttrice dell’Unesco. Almeno un quinto dei 10mila siti archeologici iracheni sono – o sono stati – sotto il controllo dell’Isis. Il 2 luglio, l’Isis ha pubblicato alcune fotografie che mostrano i suoi miliziani distruggere delle statue rubate dal sito archeologico di Palmyra, patrimonio dell’umanità nella Siria centrale. 

Malesia: il governo malese ha dichiarato di voler istituire un tribunale internazionale per perseguire le persone sospette di aver abbattuto il volo della Malaysia Airlines MH17, che precipitò nel luglio del 2014 nell’est dell’Ucraina, in un’area controllata dai ribelli pro-Russia. Tutte le 298 persone a bordo morirono nell’incidente.

Colombia: la superficie di terreno utilizzata per la coltivazione delle piante di coca in Colombia è aumentata del 44 per cento nel 2014, secondo un report delle Nazioni Unite. I contadini hanno aumentato la produzione per paura che un eventuale accordo tra il governo e il gruppo ribelle delle Farc, in seguito ai negoziati di pace avviati nel 2012, porti all’approvazione di un programma per eradicare le piante di coca, che spesso costituiscono la loro unica fonte di guadagno. Durante le trattative, i ribelli delle Farc hanno accettato di incoraggiare i contadini ad abbandonare volontariamente la coltivazione delle piante di coca per dedicarsi a colture legali.

Messico: sette poliziotti sono stati accusati di aver torturato tre donne, nel tentativo di convincerle a non riferire alcuni fatti di cui erano state testimoni. Nel 2014, nei pressi della città di Tlatlaya – nel Messico centrale – i poliziotti spararono contro un gruppo di persone, uccidendone 22. Secondo la versione dei militari, le persone furono uccise in uno scontro a fuoco, mentre le donne hanno riferito che si trattò di un vero e proprio plotone di esecuzione e denunciarono di essere state torturate per negare i fatti accaduti.

The Post Internazionale (@thepostint)

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