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Il paradiso perduto degli hippie

Nel 1969 tredici ragazzi si accamparono su una spiaggia nell'isola di Kauai, nelle Hawaii. Il piccolo insediamento divenne presto un villaggio hippie

Immagine di copertina

Un mondo senza regole e all’insegna della libertà. Si chiamava Taylor Camp e fu una delle ultime comunità hippie degli Stati Uniti negli anni Settanta. Nella primavera del 1969 tredici ragazzi furono incarcerati sull’isola di Kauai, nello stato americano delle Hawaii, con l’accusa di vagabondaggio.

Howard Taylor, fratello dell’attrice americana Elizabeth Taylor, riuscì a farli uscire di galera e li invitò ad accamparsi permanentemente sulla sua spiaggia privata, a nord dell’isola, in una delle località più belle di Kauai. Ben presto ondate di hippie, surfisti e veterani che avevano combattuto in Vietnam raggiunsero la comunità, trasformando il piccolo insediamento in un villaggio di circa 120 abitanti. Le case, alcune costruite sugli alberi, erano fatte di bambù. Non c’era elettricità e molti di loro vivevano nudi. 

Nel 1977 il governo requisì il terreno dove sorgeva l’accampamento per costruire un parco di proprietà dello stato. Gli abitanti furono evacuati e la polizia diede fuoco al villaggio, che sparì per sempre, inghiottito dal tempo. Di questo paradiso resta però una meravigliosa collezione di fotografie scattate da un ex residente di Taylor Camp, John Wherheim. Le immagini sono state raccolte in un libro intitolato Taylor Camp.  Qui sotto il documentario che racconta la storia di Taylor Camp