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Il ritorno de l’Unità

Il quotidiano fondato da Antonio Gramsci nel 1924 è tornato in edicola dopo quasi un anno di assenza

Immagine di copertina

Martedì 30 giugno 2015 è tornato in edicola, dopo circa un anno di assenza, il quotidiano l’Unità.

Fondata nel 1924 per volontà di Antonio Gramsci, all’epoca segretario del Partito comunista italiano, come giornale di riferimento della sinistra e del mondo degli operai, l’Unità raggiunse già nei suoi primi anni di vita una tiratura di 20mila copie, che crebbero fino a 34mila nei giorni successivi al delitto Matteotti, avvenuto nel giugno del 1924.

Nel 1926 il quotidiano venne messo fuori legge dal regime fascista e l’anno successivo iniziò a essere pubblicato clandestinamente. Stabilì la propria sede a Lille, in Francia. Solo nel giugno del 1944, con la liberazione di Roma da parte degli alleati, l’Unità tornò a stampare ufficialmente.

Dopo la Seconda guerra mondiale, il giornale ricominciò la propria diffusione su vasta scala, avvalendosi anche della collaborazione di numerose personalità del mondo politico e culturale: gli scrittori Italo Calvino, Elio Vittorini e Cesare Pavese, il filosofo Ludovico Geymonat e il partigiano Massimo Rendina, solo per citarne alcuni.

Negli anni Settanta la tiratura del quotidiano superò abbondantemente le 200mila copie, per poi iniziare negli anni Ottanta un periodo di calo delle vendite. Tra il 1986 e il 1991, l’Unità ebbe due inserti settimanali satirici: prima Tango poi, dal 1989, Cuore, che nel 1991 divenne un settimanale a sé diretto da Michele Serra.

Con il crollo del muro di Berlino nel 1989 e il successivo scioglimento del Partito comunista italiano – che divenne Partito Democratico della Sinistra (Pds) -, l’Unità cambiò il sottotitolo del giornale, da “giornale del Partito comunista italiano” a “giornale fondato da Antonio Gramsci”.

Una nuova svolta nella storia de l’Unità avvenne nel 1994, sotto la direzione di Walter Veltroni, quando il giornale si aprì notevolmente a esponenti di altri partiti e iniziò ad allegare numerosi gadget, tra cui videocassette e tutte le repliche degli album delle figurine dei calciatori della Panini.

Alla fine degli anni Novanta iniziò una crisi per il quotidiano, che portò la dirigenza ad aprire verso investimenti da parte di imprenditori privati (fino a quel momento solo il Pci prima, e il Pds poi, si erano occupati economicamente della gestione del quotidiano). In questo modo, si iniziò per la prima volta a scegliere direttori esterni al partito.

La crisi del quotidiano sfociò nel 2000 quando l’Unità fu costretta a cessare le pubblicazioni, che ripresero poi l’anno successivo. Nel 2014, tuttavia, una nuova crisi portò il quotidiano a cessare nuovamente le pubblicazioni.

La vignetta di Staino in apertura su l’Unità del 30 giugno 2015  

Il 30 giugno, dopo quasi un anno di assenza, l‘Unità è tornata nelle edicole con una grafica e una direzione completamente rinnovate. A dirigere il quotidiano è stato scelto Erasmo D’Angelis, già sottosegretario alle Infrastrutture nel governo Letta.

Anche la grafica è cambiata: il logo ha mantenuto il suo aspetto tradizionale, ma è divenuto bianco su sfondo rosso, con l’apostrofo verde, in modo da riprendere i colori della bandiera italiana.

Il quotidiano, oggi di proprietà della famiglia di costruttori Pessina – che ne detiene la maggioranza, mentre una quota minoritaria è in mano al Partito Democratico -, è tornato in edicola per il costo di 1 euro e 40 centesimi.

Il titolo del primo numero rinnovato è “#Antimafiacapitale“, in riferimento a un articolo sulle centinaia di associazioni di volontari “che raccontano la vera Roma” e alla prima campagna del nuovo giornale, contro la corruzione nella capitale, alla luce dello scandalo di Mafia capitale.

Nelle colonne laterali della prima pagina del giornale del 30 giugno 2015 ci sono due editoriali: il primo, quello del nuovo direttore Erasmo D’Angelis dal titolo “Voglia di Unità“. L’altro è stato scritto dal presidente del Consiglio e segretario del Partito Democratico Matteo Renzi, dal titolo “La tua casa è l’Italia“.