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La forza del perdono

Ventuno anni dopo il genocidio in Ruanda, superstiti Tutsi posano insieme agli Hutu, dopo averli perdonati per i crimini commessi

Immagine di copertina

Una donna appoggia la mano sulla spalla dell’assassino che ha ucciso diversi membri della sua famiglia. Un’altra posa accanto all’uomo che aveva razziato la sua abitazione. In un’altra foto ancora, si vedono una donna e un uomo sdraiati insieme su un prato: ventuno anni prima, lui uccise a sangue freddo suo marito. La tensione è evidente, ma stanno comunque vicini.

Il fotografo sudafricano Pieter Hugo è andato in Ruanda, ventuno anni dopo il genocidio del 1994. Nei suoi scatti, pubblicati sul New York Times, superstiti Tutsi posano accanto agli Hutu, dopo averli perdonati per i crimini commessi. In soli 100 giorni, dal 7 aprile al 15 luglio 1994, oltre 800mila ruandesi di etnia Tutsi furono massacrati dagli Hutu, gruppo etnico numericamente prevalente in Ruanda.

I soggetti fotografati da Hugo collaborano con l’associazione no-profit Association Modeste et Innocent (Ami), che lavora con gruppi di Hutu e Tutsi sul tema del perdono e della riconciliazione. L’organizzazione li aiuta con terapie psicologiche e chiede ai carnefici di impegnarsi in lavori socialmente utili per la loro comunità. Dopo mesi di terapia, l’aguzzino chiede ufficialmente perdono alla vittima. Alcuni riescono a trascorrere del tempo insieme e costruire un rapporto di fiducia, altri non riescono a superare il trauma della violenza subita.

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