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Vivere a Mosul

Un anno fa, nel giugno 2014, l'Isis conquistava Mosul. Alcuni filmati della Bbc mostrano la vita quotidiana della città controllata dallo Stato Islamico

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Mosul, città di 600mila abitanti nel nord dell’Iraq, fu conquistata dallo Stato Islamico un anno fa, nel giugno 2014. Alcuni filmati ottenuti dalla Bbc, realizzati negli ultimi mesi del 2014, mostrano la vita quotidiana nella città irachena.

Le scuole sono abbandonate, le donne sono obbligate a indossare il burqa integrale e molte moschee sono completamente rase al suolo.

La caduta di Mosul segnò l’inizio dell’avanzata dell’Isis nel nord del Paese. In seguito alla conquista della città, la seconda per grandezza in Iraq, centinaia di migliaia di civili furono costretti a fuggire.

Nel solo mese di giugno, durante la fase più acuta dell’offensiva dell’Isis a Mosul, furono uccise oltre 2.500 persone. 

Il controllo delle donne

A Mosul le donne sono obbligate a portare dei veli multi-strato e devono persino coprirsi le mani con dei guanti. Non possono lavorare e non possono uscire di casa senza essere accompagnate da un uomo.

Hanaa, una delle donne filmate nel video, racconta che un giorno stava cenando in un ristorante con il marito. Provò a togliere il velo, perché non si vedeva nessun combattente dell’Isis nei dintorni.


“Immediatamente arrivò il proprietario del ristorante, che implorò mio marito di chiedermi di indossare nuovamente il burqaperché i combattenti dello Stato Islamico facevano spesso ispezioni a sorpresa e l’avrebbero frustato se mi avessero visto a viso scoperto”, racconta Hanaa.

“Abbiamo obbedito alla richiesta del proprietario, ma ho iniziato a riflettere su quanto fosse ignorante e spietato il regime sotto cui vivevamo”.

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2. La persecuzione delle minoranze

Le case di Mosul appartenenti a minoranze etniche e religiose sono state confiscate dallo Stato Islamico. Le aree residenziali in cui vivevano sono ora completamente abbandonate.

“Ero una lettrice appassionata e avevo una vasta collezione di libri”, racconta Mariam, una ginecologa cristiana. “I miei amici e parenti che lasciavano l’Iraq mi regalavano i loro libri, perché sapevano che li avrei conservati con amore”.

Prima della cattura di Mosul, Mariam fu minacciata e aggredita da un gruppo di miliziani sunniti estremisti. Nonostante le intimidazioni, continuò a lavorare, aiutando donne di qualunque religione ed etnia a partorire.

Ma dopo la conquista di Mosul, Mariam fu costretta a rifugiarsi a Erbil, nel Kurdistan iracheno.

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“Sono scappata senza ferite sul corpo, ma la mia anima è rimasta là dove l’avevo lasciata: a casa, con i miei libri”, racconta la donna.

In seguito, Mariam venne a sapere che l’Isis aveva razziato la sua abitazione e buttato via tutti i suoi libri. I vicini erano riusciti a salvarne e nasconderne solo alcuni.

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3. Intimidazioni, punizioni e torture

Il video mostra anche la distruzione di alcuni templi e moschee. Da quando l’Isis ha conquistato Mosul, ha imposto la cosiddetta “legge del Califfato”.

“La punizione più leggera sono le frustate, per chi ad esempio viene sorpreso a fumare una sigaretta”, racconta Zaid, abitante di Mosul. “I furti sono puniti con l’amputazione di una mano, l’adulterio da parte di un uomo buttando il colpevole giù dai piani alti di un edificio, quello di una donna con la lapidazione. Le punizioni vengono in genere eseguite in pubblico, e la gente è obbligata ad assistere”.  

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4. La vita quotidiana

A Mosul la vita quotidiana non è più quella di un tempo: ai distributori non c’è benzina, ci sono rifiuti ovunque, i lavori edilizi sono bloccati, molte scuole sono chiuse e tantissime persone hanno perso il lavoro.

“I ricchi vanno avanti grazie ai risparmi, quelli con uno stipendio riescono appena a sopravvivere, ma i poveri sono lasciati al loro destino”, dice Hisham.

La donna racconta che lo Stato Islamico si appropria di un quarto del salario di ogni abitante, come contributo per i lavori per ricostruire la città. L’Isis inoltre ha sostituito tutti gli imam delle mosche di Mosul con persone fidate.

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5. Indottrinamento e sorveglianza

I miliziani dell’Isis hanno usato tecniche sofisticate per controllare la popolazione di Mosul e diffondere i loro messaggi propagandistici.

Mahmoud racconta alla Bbc che suo fratello di 12 anni ha continuato ad andare a scuola, nonostante i maestri fossero stati sostituiti con personale scelto dall’Isis: “Quando ho visto che il mio fratellino disegnava la bandiera dello Stato Islamico e canticchiava uno dei loro inni, sono uscito fuori di testa”, racconta Mahmoud.

In seguito all’episodio, Mahmoud e la sua famiglia decisero di rimuovere il bambino dalla scuola: “Era meglio che non ricevesse alcuna educazione, piuttosto che essere indottrinato dall’Isis. Il loro obbiettivo è piantare I semi dell’odio e della violenza settaria nelle menti dei bambini”.